Vanini (Autotorino): all’alba dalle mie mucche, poi a vendere auto

di Roberta Pasero 

Da piccolo sognava di diventare veterinario, poi la vita ha deciso altro per lui. Da piccolo immaginava di trascorrere le giornate tra gli alpeggi della Valtellina, là dove le montagne quasi si riflettono nel lago di Como, assieme agli animali che ha imparato a conoscere meglio di alcune persone, poi il destino ha virato altrove. Però, oggi, Plinio Vanini è il re di due imperi, un re con due scettri: è presidente del gruppo Autotorino, la più importante holding multimarca d’Italia, con oltre 1.700 collaboratori, 54 concessionarie ufficiali di 8 marchi automotive tra Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, che ha sede proprio in Valtellina. E a Mantello, pochi chilometri da Morbegno (Sondrio), ha l’altro suo impero: la Fiorida, un’azienda agricola pluripremiata, dove tutto è in armonia con la natura e dove tutto è a chilometro meno di zero: coltivazioni, fienile, stalle, porcilaie, caseificio. Oltre 50mila metri quadrati che ospitano anche fattoria didattica, agriturismo, farm& beauty, unica azienda in Europa illuminata da una stella Michelin, quella dello chef Gianni Tarabini, al ristorante La Presef, che significa mangiatoia in valtellinese.

La sua vita parallela era già scritta nel suo Dna.

“Sì. Ho iniziato a sognare da bambino. Vivevo a mezza montagna, ero appassionato di vacche e volevo proprio diventare veterinario. A quell’epoca mentre gli altri bambini giocavano con i soldatini, io andavo a trattare il prezzo delle mucche e delle capre. La Fiorida è nata allora dentro di me, l’ho sognata e poi poco per volta l’ho realizzata”.

Mai avuto la tentazione di dedicarsi completamente alla terra e agli animali?

Era la mia idea, doveva essere la mia vita. Poi, quando a 20 anni è morto mio padre, ho dovuto salvare Autotorino, l’azienda di famiglia. Per me è stata una sfida perché nella mia adolescenza non avevo un grande rapporto con mio padre e il mio impegno è stato un tentativo di riscatto. Un modo per dirgli, anche se non c’era più: “Adesso ti faccio vedere io che ho delle capacità. E questo senso di sfida l’ho sempre avuto anche quando ho iniziato ad acquistare capi di bestiame per costruire il mio sogno”.

Ci racconta la sua giornata tipo?

Arrivo alle 5,30 nell’azienda agricola, controllo gli animali, comincio il giro della produzione, vado nel caseificio, nel macello, nel salumificio, poi mi cambio, faccio colazione e alle 9.30-10 sono in ufficio a interessarmi di automobili”.

Di cosa si occupa alla Fiorida?

“Faccio lavori manuali con tanta umiltà, perché mi ricordano il mio passato e mi servono per capire, per ragionare, per riflettere, per pensare. Io mi occupo in particolare della parte ginecologica degli animali, quindi di riproduzione, fecondazioni e gravidanze”.

Non è difficile separarsi dagli animali che ha accudito, che ha curato, mandandoli al macello?

“Vivendo veramente nella natura si impara ad accettare anche la morte. Questa è una grande lezione perché in un’epoca come quella odierna, di grandi ipocrisie, bisogna avere coraggio di accettare la vita e capire che ognuno all’interno del proprio ecosistema ha il momento in cui nasce, quello in cui vive, quello in cui è destinato a morire”.

La vita e la morte insite nella natura delle cose, come diceva già Lucrezio.

Sì. La natura è vita, ma è anche morte. E’ più crudele e selettiva della vita altrove, perché nella natura i forti vivono e quelli che non lo sono soccombono”.

Cosa accomuna le sue due attività, occuparsi di animali e vendere automobili?

I numeri. I tempi, i ritmi, dunque una buona organizzazione. E poi stare attenti ai particolari e alle sfumature per capire quando e come intervenire. Per questo, la prima cosa che faccio quando entro nell’azienda agricola è andare a controllare una serie di dati indicatori per capire, per esempio, se qualche animale ha necessità di essere guardato e aiutato, per controllare la qualità e la quantità del latte. E anche per vendere auto è essenziale saper leggere i numeri e intervenire quando serve su tutta la filiera”.

I numeri sono la sintesi di un progetto, però contano molto le emozioni. Non le è mai capito di rifugiarsi nelle stalle o in alpeggio in momenti difficili?

“Ho sempre preso le decisioni importanti in mezzo alla natura, perché nel bosco o in montagna dove vado mediamente due volte la settimana a piedi o con gli sci, riesco a riflettere meglio, a essere distaccato, più razionale. Per esempio, quando abbiamo fatto il take over del gruppo Malvestiti, una decisione complicata da prendere, io e il mio direttore generale Stefano Martinalli, anche se era inverno, siamo andati a riflettere nei nostri luoghi di infanzia, dove avevamo fatto sacrifici. Perché quando si è in cima a una montagna si vedono le cose in modo differente”.

Da qualche anno c’è una riscoperta della natura. E’ soltanto una moda la voglia di ritrovare le proprie radici o di scappare da un mondo che, da un anno soprattutto, ci sta mettendo alla prova? 

“La montagna è una lezione di vita. Insegna che non puoi avere mai nulla per caso e qualsiasi cosa la ottieni mettendoci testa e cuore. Quelli come me che sono figli della terra sono stati abituati sin dall’infanzia a divertirsi lavorando, a resistere sotto sforzo. Adesso la natura è diventata di moda, quasi un gioco, ma noi arrivavamo a casa da scuola e fino a quando non nevicava ci mettevano sulle spalle una gerla riempita di letame da portare nel prato, la svuotavamo, poi la riempivamo di legna e ritornavamo a casa. Per noi era la normalità. Non lo è per le generazioni che arrivano qui con grandi capacità tecnologiche, ma incapaci di sacrificarsi e di resistere”.

A chi oggi si sente di dire grazie?

“A tantissime persone. Ma soprattutto a lui, a mio padre. Perché con la sua morte mi ha lasciato la cosa più bella che un genitore può lasciare a un figlio: la possibilità di mettersi in discussione e di raccogliere la sfida”.

One response to “Vanini (Autotorino): all’alba dalle mie mucche, poi a vendere auto”

  1. Marco Bongio says:

    Bello avere i sogni. Bello realizzarli. Più bello è l’averli condivisi con queste righe.

    Marco Bongio

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