No diktat sull’elettrico: la politica seria prenda il volante

 

Nulla contro le auto elettriche o ibride plug-in. E se proprio devo dare un giudizio o dovessi acquistarne una, opterei senza indugio per le seconde. Il motore endotermico, infatti, mi renderebbe più tranquillo. Ma per circolare in città non c’è niente di meglio che viaggiare “full electric”. Quello che però non sopporto è che sia in Italia  sia a livello europeo si sta cercando di imporre la motorizzazione elettrificata. Una sorta di coercizione, un lavaggio del cervello progressivo. No, così non va bene. Anche se è vero che la mobilità è in piena evoluzione e che la strada che i costruttori stanno percorrendo è quella dell’elettrico, nonostante ci vogliano ancora parecchi anni prima di avere quote di mercato significative e l’infrastruttura di ricarica sia capillare e adeguata alle svariate esigenze.

 

Le altre motorizzazioni, però, devono essere rispettate. E perché si parla poco o nulla della profonda trasformazione in corso nell’industria petrolifera e dei futuri carburanti “low carbon”? Ho trattato il tema in un precedente commento e quanto sta avvenendo è degno di nota. Intanto, al governo, i 5 Stelle continuano a remare contro la logica e il buon senso.

 

E se nella prossima Legge di Bilancio questa parte politica ne uscisse vincitrice, con il rifinanziamento solo degli incentivi per le auto elettriche e ibride plug-in, lasciando al contempo a secco il 96% del mercato? Così agendo, il 2021 vedrà il settore affondare e queste persone dovranno recitare un pubblico mea culpa.

 

Non è possibile che pochi, seppur forti di un voto recente che non troveranno più, possano decidere il destino di un comparto che, da solo, vale il 10% del Pil italiano. Ma la colpa è anche dei compagni (in tutti i sensi) di viaggio dei grillini – il resto della maggioranza, tra l’altro sostenuta sul tema dall’opposizione – incapaci di portare costoro a riflettere su quello che si annuncia, già ora, per il mercato italiano, un nuovo tsunami.

 

Anfia (filiera italiana), Federauto (concessionari) e Unrae (costruttori esteri) sono entrati a gamba tesa sul tema e avvertono: senza l’inserimento nella Legge di Bilancio di fondi adeguati per il rifinanziamento degli incentivi, si andrà inevitabilmente incontro a una gravissima perdita in termini di strategia economica e visione ambientale per il Paese. È paradossale che i grillini, insieme ad altri, continuino a denunciare inquinamenti a destra e a manca, senza però far nulla di non ideologico per risolvere il problema. Che non è solo vendere più auto elettrificate, ma fare soprattutto in modo – limitandoci al mondo automotive – che si rinnovi rapidamente il parco circolante italiano composto per il 40% da veicoli “sporchi” e “cattivi”, cioè ante Euro 4.

 

Il 2021 è alle porte. Ci sono pochi giorni per assicurare una buona dose di ossigeno a un settore che, solo in Italia, dà lavoro, compreso l’indotto, a 1,2 milioni di persone. Non si scherza con questi numeri. Di guai ne sono stati già combinati parecchi. E la pandemia sta mettendo in luce nuovi ritardi, sprechi, scelte sbagliate e giravolte politiche. Ci vuole senso di responsabilità, occorrono capacità e competenza. Si ascolti chi ne sa di più e vive sul campo, e non comodamente seduto nei palazzi della burocrazia, un momento storico da cui dipende il proprio futuro.

2 responses to “No diktat sull’elettrico…”

  1. Gabriele Besia says:

    Questi incompetenti non pensano che le batterie al Litio sono estremamente pericolose per l’ambiente, cosa succederà con lo smaltimento? L’energia elettrica come si produce? Con il petrolio e carbone, con buona pace degli ambientalisti. Aumentando il consumo di watt, aumenterà la produzione e quindi l’inquinamento; quanto è l’autonomia con un “pieno”? Quanto costa e quale è il tempo occorrente per la ricarica? Questo governo mi sembra come quello di Weimar quando davano i soldi senza certezza di restituzione e l’incompetenza era l’unica dote per entrare in parlamento e poi si sa come andò a finire. Certo, come dice lei, l’auto ibrida andrebbe bene per la città ma per le grandi distanze occorre ancora il vecchio motore diesel o a benzina, con buona pace dei cinquestalle. Poi, pensiamo all’effetto economico, senza gli introiti con i prodotti petroliferi, come incassaranno i soldi per l’andamento dello stato?

  2. Davide S says:

    A mio parere la coercizione nasce dal fatto che ogni costruttore ha una media di CO2 sulle auto vendute da rispettare. È il Regolamento Ue 2019/631 a sancire limiti e penalità. Dal 2021 le regole saranno ancora più stringenti.
    In questo modo assistiamo alle coercizioni che i dealer devono subire per sostenere o (meglio) creare un mercato che di fatto non esiste e in qui credono solo coloro che devono vendere per forza: i dealer. Senza considerare che queste vendite sono “puntellate” da soluzioni finanziarie ingegnose, ma sempre poco ingaggianti. Eh si, perchè il vero nodo non è quello di pagare un basso canone mensile e poterla restituire quando si vuole, ma avere una serie di infrastrutture che sostengano la trasformazione del mercato e che permettano un utilizzo congruo alle proprie abitudini. Quindi? Via di ibrido a 12/48v che tutti chiamano “mild”, ma che di ibrido ha ben poco.

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