Mamma Costanza: così ti ricordo a un anno dalla scomparsa

di Cesare Gasparri Zezza

È trascorso un anno dalla morte di Costanza Afan de Rivera, per me fino a poco prima di lasciarci era Costy; e dallo scorso primo settembre, quando la sua situazione di salute iniziò a diventare critica, dopo quasi 50 anni, quel nome non usciva più dalla mia bocca, la  chiamavo Mamma… Un termine che usavo solo nei momenti di paura, di difficoltà, del bisogno quando parlavamo da soli, a quattr’occhi. Una donna, non una santa, che ha goduto appieno del tempo che gli ha lasciato nostro Signore su questa Terra. Mi manca, come penso a un po’ tutti i suoi amici che ancora oggi le inondano la bacheca di messaggi e che ogni tanto, qualcuno, ho il piacere di sentire al telefono.

Manca ai suoi fratelli, a mia moglie di cui era diventata madre in seconda, a Tommaso, per Lei, Tato, unico e adorato nipote. Circa 13 anni fa, quando convolai a nozze, lei si trasferì in Sicilia, isola meravigliosa del Mediterraneo che ha dato i natali ai nostri avi. Discendente diretta dei Florio e di un’altra nobile famiglia, gli Afan de Rivera Costaguti; era nipote di Ignazio e Franca Florio, suoi nonni.

Da tempo era malata, ma si era ben guardata dal dire qualche cosa ai suoi cari. Durante lo scorso Giro di Sicilia, organizzato dal Veteran Club Panormus ben rappresentato dal vulcanico Antonino Aucello, un suo medico mi disse che Lei sapeva tutto, era stato informata dall’inizio della diagnosi della malattia. Quando le cose peggiorarono, lei se ne rendeva conto, diceva che aveva bisogno di altro tempo, che aveva tante cose da fare. Quando i medici le diedero tre mesi di vita, riuscì a rubare la clessidra alle Parche tanto da fermarsi con noi oltre un anno. Tempo che le servì per vedermi trasferire con la mia famiglia nella nostra nuova casa, e, soprattutto, terminare il suo libro “L’ultima Leonessa”, un’avvincente narrazione sulla storia della nonna Giulia, Giulia Florio, sua madre e che insieme al nonno è ancora oggi ricordata nel giardino dei Giusti, in Israele.

Nonno e nonna erano una famiglia vicina al Regime, ma avendo una testa pensante, si schierarono contro quelle leggi razziali e, al rischio della propria incolumità e dei loro figli (i miei zii), si prodigarono per salvare decine di vite. Uomini e donne di religione ebraica, persone con una cultura diversa dalla nostra, ma con la nostra stessa dignità e con il nostro stesso diritto di professare una religione, e i nostri stessi diritti di stare al mondo.

Mia madre mi ha insegnato dei principi, solidi e validi, che a mia volta cerco di tramandare a mio figlio. Durante la sua permanenza in Sicilia, Mamma, si è prodigata nelle scuole per far conoscere le gesta della Famiglia Florio, una famiglia che ha fatto grande l’isola del Mediterraneo. In tutti i giornali d’Europa si scriveva di quello che accadeva a Palermo, e non erano storie di Mafia. Erano storie in cui si raccontava di una economia florida, di cronaca rosa e di eventi sportivi.

Quando la Mamma ci ha lasciato, si sono versati litri di inchiostro sulle pagine dei giornali, molti professionisti dell’informazione che hanno scritto della sua dipartita sono amici, colleghi. Difficile trattenere le lacrime scorrendo le righe dei loro articoli. A Palermo è stato difficile, se non impossibile, ricordarti per la funesta pandemia da Covid-19 che ha reso orfane molte, troppe famiglie. La Targa Florio si è svolta sottotono, quasi silenziosamente per non disturbare chi era immerso nel proprio dolore.

Sei stata ricordata alla Milano Auto Classica, in quell’occasione sono stato intervistato dalla collega Fiammetta La Guidara, che a distanza di pochi mesi ci lasciava tragicamente per una complicazione della gravidanza. Sempre in quell’occasione, nei saloni della Fiera, Pierluigi Bonora, il tuo amico Pigi…L’ho visto piangere sul palco mentre parlava di te. Lacrime intime che non avrei mai pensato di vedere conoscendo la compostezza e la riservatezza di Pier.

Altro ricordo di Mamma alla Fiera di Padova. Causa Covid, il resto dell’anno scivolava silenzioso, mentre tutto rimaneva sospeso come in uno stato di limbo. Questo fino a giugno quando siamo stati invitati al Giro di Sicilia dove sei stata madrina fino a quando te lo hanno concesso le forze. Con Tato eravamo andati per premiare un equipaggio. Poi, improvvisamente, durante la premiazione…. Tato viene  chiamato sul palco per ricordarti. Poche parole per incantare la folla (chissà da chi ha preso). In sala calava il silenzio, molti gli occhi lucidi, alla fine del suo “comizio” un lungo applauso. Nino, che conosceva Tato solo dalle tue labbra, gli consegnava la coppa dedicata a Costanza Afan de Rivera. Adesso quel graal è custodito nella sua camera, vicino alla tv e alla tua foto.

Come vola il tempo. E’ trascorso un anno da quando ti abbiamo accompagnato nel tuo ultimo viaggio. Quando sono fuori per lavoro, ancora troppo spesso mi viene da dire: “Devo raccontarlo alla mamma!”. Claudia, compone ancora il tuo numero di telefono quando litighiamo. Tommaso l’altro giorno ha stracciato un amico a scacchi e mi ha detto che sei stata tu ad insegnarglielo. Non lo sapevo.

Quando sono venuto da te in Sicilia, la nostra ultima vacanza insieme, abbiamo avuto il piacere e la fortuna di dirci tutto. Senza sapere che sarebbe stata una delle nostre ultime volte insieme, abbiamo potuto dirci tutto e inconsapevolmente archiviare il libro “insieme” che durava da circa 50 anni, quando mi hai messo al mondo. Senza saperlo si avvicinava la pagina che vedeva scritta la parola FINE, e che non prevedeva l’aggiunta di quella frase “e vissero felici e contenti”. Se avessi potuto avrei voluto chiedere un’ora di tempo in più per stare con te, e poi ancora un’altra….

Ma non è stato possibile, le Parche nel frattempo si sono accorte del furto, si sono riprese il filo della vita e, inesorabilmente, lo hanno tagliato. Mamma, ci manchi! 

One response to “Mamma Costanza: così ti ricordo a un anno dalla scomparsa”

  1. Antonio says:

    Sempre. Nei nostri cuori, sarai sempre ricordata con affetto e nostalgia, ci manchi Costy, un abbraccio Antonio

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