Malagoli (Bmw Motorrad): “Ho perso una gamba, ma…”

di Roberta Pasero

Cinquantamila passi. Provate a contarli, uno dopo l’altro, senza saltarne uno. Provate a farli, uno dopo l’altro: passi rapidi, quelli della felicità, passi lenti, quelli dolorosi, passi di danza, quelli che ti fanno volare, passi pesanti, che sembrano non portarti avanti mai. Cinquantamila passi sono quelli che possono separare un sogno dalla realtà. Il sogno di Emiliano Malagoli, campione di motociclismo, oggi pilota paralimpico con la sua S1000RR e brand ambassador di Bmw Motorrad, era quello di percorrere la maratona di New York: 42 chilometri e 195 metri che portano da Staten Island a Central Park.

Cinquantamila passi da percorrere come mai ci era riuscito nessuno prima, con un arto artificiale in carbonio e titanio, e l’altro tempestato di ferro e di viti. Un’epica follia. Però, cos’è la follia se non proprio un sogno che esce dai confini dell’immaginazione? Chiedetelo a Emiliano Malagoli, 45 anni, che questa follia l’anno scorso l’ha realizzata, togliendo i limiti alle sue paure e rendendo possibile l’impossibile. Perché Malagoli è l’uomo che visse due volte. E nella sua esistenza c’è un prima e c’è un dopo. Prima quando era bello e dannato. Uno che la vita la bruciava quasi con strafottenza non soltanto in pista, senza voltarsi indietro mai. E un dopo, quando «grazie» a un incidente motociclistico è riuscito a trasformare una tragedia in una sfida.

«Sono nato il 30 luglio 2011. Quella notte ho perso la gamba destra, ma ho ritrovato il senso della vita. La più bella che avrei mai potuto desiderare. E ho cercato di trasformare la delusione in forza, l’infelicità in gratitudine, le sconfitte in vittorie», spiega con un sorriso disarmante Malagoli, che 400 giorni dopo l’incidente era già in pista al Mugello a gareggiare. «Quel giorno mi sono detto: se riesco senza una gamba a guidare una moto a 300 orari in pista, nella vita di tutti i giorni posso realizzare qualsiasi cosa. La passione per le due ruote mi ha fatto tirare fuori tutte le forze per rimettermi in gioco. Perché è la nostra mente che ci pone dei limiti, ma se riusciamo ad andare oltre ci accorgiamo che tutto è possibile. Perché la vita conta per il 10%, il resto è ciò che ne facciamo noi della nostra vita».

Con i soldi dell’assicurazione ha acquistato alcune motociclette, ha fondato la onlus Di.Di. Diversamente Disabili e con l’appoggio del programma di responsabilità sociale «SpecialMente» di Bmw ha iniziato a organizzare corsi di motociclismo per rimettere in sella ragazzi con disabilità, come è già accaduto in questi anni a 350 di loro. Racconta anche di questo nel docufilm «50000 passi», regista Michelangelo Gratton, presentato con la sua autobiografia «Continua a correre» (Paesi edizioni) all’Anfiteatro La Palma di Trevignano Romano, sul lago di Bracciano. Una serata di quelle che non si dimenticano, illuminata soltanto dalle stelle. E dalle canzoni di Annalisa Minetti, non vedente da molti anni, legata a Malagoli dalla stessa tenacia, dalla passione per la maratona e, soprattutto, dall’unico amore indissolubile: la vera amicizia fraterna. E dalle parole del campione che toccano il cuore: «Aver perso una gamba è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita. In nove anni sono riuscito a realizzare sogni inimmaginabili. Come? Ho iniziato a inserire note a caso sullo spartito vuoto della mia vita. A ogni nota che aggiungevo, iniziava a comporsi una melodia. Ecco, l’importante è iniziare subito a posizionare le note. La musica poi si scriverà da sola, come per magia».

 

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