Litio: una battaglia persa?

di Giuseppe Guzzardi, direttore editoriale di “Vie&Trasporti”

L’estrazione del litio dal terreno può avvenire in due modi: con l’attività mineraria e con la salamoia delle saline, cioè per affioramento. In entrambi i casi, si tratta di attività dal forte impatto ambientale, come testimonia una inchiesta del “Guardian”, ripresa da Internazionale, su quanto sta avvenendo in Cile, il Paese con le più grandi riserve mondiali del materiale indispensabile per costruire le batterie ricaricabili e al secondo posto, dietro l’Australia, per produzione annua (poi c’è la Cina, che quindi ha tutto da guadagnare dal crescere della domanda di litio). Già evaporati, letteralmente, oltre 455 miliardi di litri d’acqua, soltanto in Cile, ma le prospettive parlano in breve di 1.500 miliardi di litri in un sito, il deserto di Atacama (Solar di Atacama), che il posto più arido del mondo.

Ecco perché Volkswagen e Daimler mettono le mani avanti, insieme a Basf e a Fairphone, dando vita a una associazione di impresa nota come Responsible Lithium Partnership. Lo scorso anno il primo risultato è stata una indagine in territorio cileno, dove una anziana, ma indomita ambientalista, Sonya Ramos, si batte con la sua gente per salvare il deserto da morte sicura, ottenendo significativi risultati. L’ecosistema locale, come del resto chiarisce al riguardo Volkswagen, è estremamente fragile. Nel frattempo, a quanto pare, è stato scoperto un grande giacimento proprio in Germania, enorme, sotto la valle del Reno, ma anche in questo caso si parla di grandi rischi ambientali.

Ovviamente, il problema non riguarda soltanto i due costruttori tedeschi, ma tutti i produttori di dispositivi che usano batterie ricaricabili, quindi non solo le auto ma anche tablet, cellulari, computer e via dicendo. Un problema globale, di portata enorme, destinato a modificare più di un asset energetico, come ha fatto il petrolio dalla fine del 1800.

Il litio, al momento attuale, è indispensabile, parte essenziale dell’elettrificazione dei trasporti e della connettività, e una estrazione sostenibile deve passare da una piena intesa con le autorità locali che dovrebbero, ma quando si parla di Sudamerica e Governi locali il condizionale è d’obbligo, salvaguardare gli interessi delle popolazioni indigene. Sappiamo bene che ciò puntualmente non si verifica: già nel 1600 si estrasse tanto argento dalla zona di Potosì, in Bolivia, da, si diceva, poter costruire un ponte fino all’Europa. Di questi abomini ce ne sono stati molti, e continuano ad essercene. Terre rare e minerali preziosi sono oggi al centro delle guerre finto religiose in Africa, delle dittature nel sud est asiatico, dell’impudico sfruttamento del territorio in Europa come in Australia o negli Stati Uniti.

Nel frattempo, si continua a estrarre carbone, il cui prezzo è alle stelle, perché senza il carbone (e il nucleare) non si potrebbe produrre l’energia necessaria per muovere l’ipocrisia occidentale dell’auto a impatto zero. Figuriamoci al crescere della domanda. Per quanto riguarda il litio, la soluzione suggerita dalle quattro multinazionali si chiama GIZ – Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (Società tedesca per la cooperazione internazionale) – “un’agenzia che opera nell’ambito dello sviluppo e coordinerà la partnership tra le aziende, trovando un terreno d’azione comune e costruendo una piattaforma multi-stakeholder tra tutti i soggetti interessati nell’area del Salar de Atacama: rappresentanti della società civile, comprese le comunità indigene, istituzioni governative, compagnie minerarie e altri. Il compito di questa piattaforma sarà quello di facilitare la comprensione comune dello status quo e di definire una visione condivisa per le saline del Salar de Atacama, sviluppando un piano d’azione congiunto. L’obiettivo è migliorare la gestione delle risorse naturali a lungo termine e portare avanti le prime fasi di attuazione”.

Così recita un comunicato Volkswagen, Gruppo al quale, insieme a Mercedes, va riconosciuto il value di non far finta di niente. Lo scetticismo, alimentato da cinque secoli di proditorio e indiscriminato sfruttamento minerario dell’America del Sud, è legittimo, anche perché in questo caso la tematica ambientalista si scontra con una identica tematica, ma di verso opposto (e molto, molto più potente), ovvero quella dell’elettrificazione del mondo.

One response to “Litio: una battaglia persa?”

  1. Pietro Mele says:

    Non dimentichiamo che il litio, e le batterie, non sono fonti di energia, ma accumulatori di energia generata altrove. E ricordiamo qual’e’ la fonte di energia piu’ rispettosa dell’ambiente, piu’ economica, piu’ efficiente e piu’ sicura: il nucleare (sulla sicurezza, guardate il numero di vittime per kWh).

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