Autotrasporto: sbagliato evocare il fermo cavalcando il malcontento

di Cinzia Franchini, portavoce di Ruote Libere

Di fronte a un Paese che vive un momento di altissima tensione, assistiamo al poco lodevole tentativo da parte delle solite associazioni di categoria dell’autotrasporto di cavalcare il malcontento per scopi puramente autoreferenziali. Evocare oggi il fermo dell’autotrasporto è inutile. Auspichiamo viceversa che il ministro Enrico Giovannini, insediatosi da poche settimane, ascolti davvero le istanze degli autotrasportatori e si prenda tutto il tempo per riflettere sui problemi che attanagliano da anni la categoria e che intraprenda strade non batture per affrontarli.

I mali dell’autotrasporto sono cronici, arrivano da lontano e non dipendono certo dalla congiuntura legata alla pandemia Covid. La situazione disastrosa nella quale versa il settore è frutto di anni di scelte sbagliate e miopi. Una storia fallimentare che proprio le associazioni che oggi, per l’ennesima volta, sbandierano l’arma del fermo, alcune delle quali da 40 anni sono guidate dalle stesse persone,hanno contribuito a scrivere e a far approvare.

Il fermo dell’autotrasporto, infatti, è stato adottato negli anni semplicemente per rinforzare un modello che ha garantito vantaggi più ai rappresentati delle associazioni che lo hanno promosso che agli autotrasportatori stessi: penso al sistema delle riduzioni sui pedaggi autostradali o alla montagna di risorse destinate alla formazione. Quante di queste risorse sono arrivate davvero alle piccole e medie imprese che rappresentano la struttura portante della categoria? In che modo la professionalità degli autotrasportatori è aumentata grazie a queste attività di formazione?

Negli anni il solo cambiamento a cui abbiamo assistito è stata la lenta perdita di diritti e garanzie che hanno messo in ginocchio centinaia di attività. E’ tempo di riflettere per riformare dalla base questo settore e accantonare i privilegi di parte. Per farlo occorre che il ministero abbia un dialogo plurale e abbia il coraggio di superare schemi tanto consolidati quanto viziosi.

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