Cina: gli errori che ora si pagano

di Pier Luigi del Viscovo, direttore del Centro studi Fleet & Mobility

L’industria automobilistica cinese galoppa e punta sull’Europa, ovvero il ventre molle dell’Occidente. Quando i libici acquisirono un pacchetto di Fiat, si scatenò un baccano. Ora che i cinesi hanno quote molto importanti in gruppi altrettanto importanti, vere bandiere dell’industria franco-tedesca, nessun clamore. I titoli ci sono stati, ma senza montare quel caso che il grande pubblico avrebbe notato. Dietro tale quiescenza c’è, magari, che per una volta la minaccia non arriva dagli Usa, simbolo di un capitalismo mai accettato, sebbene ci viviamo e bene. Ma soprattutto, la Cina è il più grande mercato in espansione del mondo.

Da inizio secolo molta ricchezza creata là è stata scambiata con prodotti occidentali. Anche con la quota più grossa del debito pubblico americano, e questo forse una lampadina poteva accenderla. L’idea era che la supremazia industriale e finanziaria dell’Occidente non potesse essere messa in discussione, che la musica fosse cessata nell’89 e ognuno avrebbe mantenuto la sedia. Invece, la musica continuava, solo che a suonarla non eravamo noi. A 20 anni dall’ingresso nel Wto, la Cina aveva una quota sul commercio mondiale di auto del 6% in importazione e dello 0,6% in esportazione. Come pensare che a Pechino stesse bene così?

No, il piano elaborato dal capitalismo di Stato è ampio e disteso nel tempo. Nel lungo periodo, si punta ad annichilire il vantaggio tecnologico dell’industria motoristica europea, spostando quanta più parte sulla propulsione elettrica. Beninteso, dopo essersi accaparrati una quota fondamentale del cobalto e altre terre rare necessarie alle batterie. Per inciso e purtroppo, i cinesi non sono gli arabi.

Nel breve, i grandi gruppi francesi e tedeschi si indeboliscono per finanziare una transizione verso le batterie che il mercato non accetta, aprendo le porte ai capitali cinesi. Spesso si critica l’industria europea di non aver resistito a questo attacco, ma non spettava a lei, essendo una questione di politica economica. L’Ue avrebbe dovuto capire la posta in gioco e non inseguire un’ascetica salvezza del pianeta, che sta quasi del tutto fuori dall’Europa. Ma la politica di oggi non guida, segue.Da qui l’importanza dei media: far aprire gli occhi alla gente. Avercene, di media.

7 responses to “Cina: gli errori che ora si pagano”

  1. maximilien1791 says:

    Ottimo articolo, molto lucido ed interessante.

    grazie !

  2. Fabris says:

    Fantastico ed esaustivo articolo, che può ulteriormente farci riflettere sulla sovente inettitudine della UE.

  3. Fabris says:

    Articolo esaustivo ed interessante che ancora una volta ci fa riflettere sull’inittitudine della Cominutà Europea

  4. francesco faccia says:

    Sono d’accordo. La stessa ragione per cui Trump si è ritirato dall’accordo sul clima fatto dal suo predecessore, perchè rendeva gli USA ancora piu’ deboli nei confronti della monolitica Cina. Qui in Europa invece si preferisce andare dietro a Greta Thumberg… Il problema è pero’ di tutta la civilta’ occidentale che ormai senza identita’ e credendo di dover fare penitenza diventa ogni giorno piu’ fragile e confusa.

  5. adry77 says:

    Le assurde ed astruse regole imposte dalla UE sulle emissioni dei motori termici porteranno alla progressiva sparizione dei marchi storici europei e all’affermazione dei marchi cinesi. E’ incredibile che le potenti lobby industriali tedesche non vogliano o non possano invertire questa tendenza.

  6. Richard Testa says:

    The French & German automakers know if they don’t transform they are dead in 10 years. This lack of acceptance of electric maybe clouding your vision. The new auto industry is that of technology through battery technology. If you ignore that Tesla and China will dominate. The French and Germans are smart to accept it at the cost of short term sales of dead end ICE vehicles. The Italians might be best served to join them?

  7. Sergio says:

    avevo chiesto tempo fa ad un manager italiano di una ditta USA, “non è per caso che insegnamo troppo ai cinesi?” e mi era stato riposto che mentre i cinesi imparano, la nostra tecnologia va avanti e quindi noi saremo sempre più avanti dei cinesi.
    Il fatto è che i cinesi sono furbi, sono un esercito di formiche obbedienti ed hanno leggi che li proteggono!
    Vedi ad es quello che sta succedendo nella pesca dove un esercito di 17000 barche da pesca cinesi ha invaso il Pacifico! E quello che è successo in Africa dove le miniere di metalli pregiiati ( appunto il cobalto e non solo) sono in mano cinese!
    Trump ha cercato di far tornare in patria le imprese americane che fanno lavorare i cinesi e che cosa ha ottenuto?
    Poca roba…la Apple è ancora in Cina…..

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