Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di MOTUS-E, associazione costituita da operatori industriali, mondo accademico e associazionismo ambientale e consumeristico con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia attraverso il dialogo con le Istituzioni, il coinvolgimento del pubblico e programmi di formazione e informazione.

Mobilità elettrica, ci vuole più coraggio

La manovra finanziaria arrivata in Parlamento ha disatteso gli annunci degli scorsi mesi. Alla prova dei fatti, il disegno di legge sul bilancio è carente sia per quanto riguarda il tema delle infrastrutture di ricarica sia per il tema incentivi auto. In questo modo, lo svecchiamento del parco trasporti circolante in Italia resta un miraggio e la riduzione delle emissioni inquinanti un obiettivo difficilmente raggiungibile.
Eppure basterebbe poco.

Il “Contratto per il Governo del Cambiamento” sembrava aprire uno spiraglio di speranza. Il programma sui trasporti suonava ambizioso: “Avviare un percorso finalizzato alla progressiva riduzione dell’utilizzo di autoveicoli con motori alimentati a diesel e benzina, al fine di ridurre il numero di veicoli inquinanti”.

Le successive dichiarazioni del ministro Di Maio sul “milione di auto elettriche entro il 2022”, riprese da “Bloomberg”, autorizzavano fiducia nel cambiamento dichiarato e legittimavano la speranza nello sviluppo capillare di una rete di infrastrutture per la ricarica.

La recente presentazione della Finanziaria, invece, ha sorpreso per la mancanza di qualunque riferimento alla mobilità elettrica. Questo mentre – nei giorni immediatamente successivi l’arrivo in Parlamento del documento – altri importanti esponenti del Governo come il ministro dell’Ambiente Costa e il sottosegretario Dell’Orco hanno nuovamente parlato in maniera esplicita di “risorse economiche e incentivi per il cambio dell’auto” e di sostenere un “percorso di incentivazione bonus malus offrendo la possibilità di far pagare meno a chi inquina meno”.

Ora la legge Finanziaria è in discussione e gli emendamenti che dovrebbero, come nelle intenzioni del Governo, fungere da “volano” all’ecosistema della nuova mobilità, cadono a uno ad uno. Molto rumore per nulla, insomma. Siamo ancora fermi e le proposte che in questi giorni si stanno affacciando sul tema sono le più disparate e difettano in concretezza.

Anche Unrae, l’organismo che riunisce i rappresentanti di autoveicoli esteri, ha parlato del rinnovo del parco auto italiano come vera e propria “esigenza sociale”, parco auto che conta oltre 37 milioni di veicoli ed è costituito – è bene ricordarlo – da una fortissima componente, pari a circa il 40% del totale, ancora da mezzi appartenenti a classi uguali o inferiori all’Euro 3. Ciò mentre l’Europa si appresta a far entrare in vigore gli obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni inquinanti previsti dal Regolamento “Emission Performance Regulation for Cars and Vans e alcune nazioni europee prendono delle decisioni molto coraggiose che vanno esattamente in questa direzione. Occorre accelerare la transizione e un piccolo “boost” iniziale aiuterebbe a superare l’attuale ritardo dell’Italia in questo campo.

Nel 2016 il ministero dell’Ambiente ha stilato un “Catalogo” dei sussidi ambientalmente favorevoli e di quelli dannosi. Il Catalogo, in particolare, individua 57 forme di sussidio dannoso per l’ambiente che costano allo Stato ogni anno 16,2 miliardi di euro. MOTUS-E ha mappato il lungo elenco contenuto in questo documento: si va dagli sgravi sulle accise di molti combustibili, ai differenziali di tassazione tra benzina e gasolio, fino alle acque minerali, che ovviamente nella stragrande maggioranza dei casi finiscono in una bottiglia di plastica.

È evidente che basterebbe utilizzare anche solo una parte di queste risorse per stimolare – almeno nella fase iniziale – forme di trasporto ambientalmente sostenibile e in questo modo contribuire a raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Ricordiamo che siamo buoni ultimi in Europa nello sviluppo della mobilità sostenibile, nonostante la produzione di energia elettrica più pulita della media europea (grazie alle rinnovabili).

La grande disparità di numeri tra i mezzi inquinanti e l’attuale mercato di veicoli elettrici fa sì che basterebbero piccolissimi malus o riduzione degli incentivi per chi inquina per generare notevoli bonus di supporto allo sviluppo di mezzi ad impatto zero.

Sono sul tavolo anche proposte di riduzione fiscale (eco-bonus) per gli investimenti in infrastrutture (pubbliche, private, condomini) o acquisto di mezzi elettrici, magari eliminando quelli relativi a sistemi oggettivamente dannosi (si pensi, ad esempio, alle stufe a pellet che tuttora godono del 65% di sgravi fiscali). La possibilità di cessione degli eco-bonus innescherebbe inoltre un circuito virtuoso di mercato, con effetti benefici anche sul gettito IVA dei nuovi investimenti o acquisti di mezzi elettrici

Basterebbe dunque un po’ di coraggio in più, per passare dalle dichiarazioni ai fatti e far partire un capitolo nuovo della politica industriale del nostro Paese. Il tempo è – come sempre – tiranno, ma non perdiamo la speranza.

2 Comments

  1. jeronimus says:

    Prima di arrivare ad interventi legislativi a favore del trasporto elettrico privato, io credo che bisognerebbe prima di tutto indagare sulle possibili alternative. Ad esempio perche’ non considerare il motore elettrico accoppiato alle celle a combustibile (metanolo) oppure a celle di flusso? In questo caso non ci sarebbe nessun bisogno di costruire da zero costose infrastrutture di distribuzione – senza contare la necessita’ di raddoppiare la produzione di energia elettrica – e si farebbe a meno delle pesanti, costose ed inquinanti batterie.
    Alimentare direttamente gli attuali motori termici con idrogeno (prodotto da centrali nucleari) e’ un’altra concreta alternativa.

  2. maximilien1791 says:

    Cosi parlò la lobby pro elettrico .
    Che cerca di abbagliarci con la Supercazzola della “mobilità sostenibile” dimenticando di dire che :

    1) La mobilità elettrica non fa che delocalizzare l’inquinamento prodotto e comunque quello legato a polveri da pneumatici e freni resta sul posto.

    2) I mezzi elettrici 100% sono assolutamente poco efficienti perché le batterie sono delle zavorre ambulanti

    3) Che l’autonomia già scarsa , in inverno scende del 50% relegando di fatto l’auto elettrica a seconda o terza auto di famiglia, ovviamente che solo i più abbienti si potranno permettere.

    4) GPL e Metano sono soluzioni attuali a buon mercato e che risolvono il problema delle polveri sottili, gli unici inquianti che costituiscono un problema.

    5) Questi vogliono drogare un mercato che non c’è perché il prodotto non funziona grazie a incentivi e fare oltretutto pagare l’infrastruttura di ricarica che ha un costo colossale a tutti noi

    6) Le stufe a pellet , ma sarebbe meglio dire le caldaie a pellet visto che hanno sonda Lambda e inquinano poco , il nostro dimentica di dire che sono incentivate perché utilizzano una risorsa rinnovabile, il legno .
    Mentre l’auto elettrica lo fa solo per il 30% dell’energia che utilizza.

    MA questo chi vuole prendere per fessi ?
    Un Saviano qualunque gli direbbe “BUFFONI” !!!

    La soluzione che fanno finta di non vedere non è di utilizzare il parametro della classe EURO per limitare la circolazione dell’auto ma semmai considerare l’inquinamento effettivamente prodotto da chi circola.
    Se ho un euro 3 diesel e faccio 3000 km anno , inquino di più o di meno di uno che ha una Tesla ma di km all’anno ne fà 40.000 ?
    Oggi visto che i Km percorsi sono rilevati in sede di revisione periodica sarebbe possibile monitorare quanti km si fanno e quanto inquianmento si produce addirittura con una piccola periferica aggiuntiva alla “scatola nera” assicuratia oppure dedicata che costerebbe ad esagerar e 100 euro.

    Il paradigma da cambiare è quello di pagare in base a quanto inquinamento produco effettivamente e non in base a quanto la mia auto ne può produrre .

    E la stessa cosa per la tassa rifiuti, se un single abita in un castello, produce più o meno rifiuti degli ospiti del castello di San Vittore a Milano ?
    E giusto che i due castelli paghino la stessa tassa dei rifiuti ?

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