La filiera dell’aftermarket guardi sempre più a elettronica, telematica e connettività

di Paolo Vasone*

Il mercato dei ricambi automotive, dopo il segno positivo riportato nel 2018 (+0,8%), inverte la tendenza nel primo semestre del 2019 (-0,6%), che ha contato un giorno lavorativo in meno rispetto allo stesso periodo del 2018 (125 giorni nei primi sei mesi del 2019 contro 126 giorni nel primo semestre 2018). Andando a confrontare questo risultato con l’andamento del mercato auto in Italia, si riscontra, per quest’ultimo, un primo semestre 2019 negativo (-3,5%), con un ribasso anche per le vendite di auto usate (-5,7%). 

La crescita del fatturato dei materiali di consumo, l’unica registrata tra le famiglie di prodotto considerate, è probabilmente riconducibile alla manutenzione ordinaria delle vetture in circolazione, peraltro caratterizzate da un’età media ancora molto alta (l’età mediana è di 11 anni e 3 mesi a fine 2018). Il segno negativo delle altre famiglie di prodotto lascia pensare, invece, sia alla possibile incidenza di un calo delle percorrenze chilometriche nelle città – ipotesi supportata dai vari provvedimenti regionali e comunali di limitazione del traffico, soprattutto nelle regioni del bacino padano – sia allo scotto che il comparto aftermarket paga, a distanza di qualche anno, del picco negativo di immatricolazioni di vetture nuove registrato nel 2013, quando il mercato è sceso a 1,3 milioni di nuove registrazioni, sui livelli di 30 anni prima. La media annuale delle vendite nell’ultimo decennio, 2009-2018, è stata di 1,72 milioni di auto contro i 2,32 del decennio precedente (1999-2008).

A una riduzione del fatturato derivante dal segmento dei componenti motore, in realtà, si assiste dal 2017, a segnare una tendenza che, in generale, riflette anche il crescente livello qualitativo dei componenti della vettura, che ne determinano un allungamento della vita media, con conseguenti minori interventi sul sistema motore, in assenza di guasti importanti.

Più che di segnali di rallentamento potremmo parlare, piuttosto, di segnali di cambiamento, un cambiamento che tocca l’intero settore automotive, che è tangibile ormai da diversi anni e che sollecita anche il post-vendita ad adeguarsi al nuovo: non solo a volumi di vendita più contenuti, ma, soprattutto, a un nuovo approccio alla mobilità, vissuta come servizio e sempre più customizzata. La filiera dell’aftermarket deve continuare a dare risposte adeguate, puntando sulla qualità dei prodotti, sulla professionalità, sull’attenzione massima alle richieste del cliente e sull’aggiornamento delle competenze del personale, specialmente in riferimento al ruolo sempre più centrale dell’elettronica e della telematica sul veicolo, nonché alla sua progressiva elettrificazione e connettività. Questa la strategia che le aziende della sezione Aftermarket di Anfia sicuramente seguiranno, allo scopo di mantenere e incrementare gli elevati tassi di copertura delle gamme offerte e le relative quote di mercato.

*Coordinatore della Sezione Aftermarket del Gruppo Componenti Anfia

 

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