La bici e la mobilità in città

di Mister Safety

Il tema dell’ambiente, grazie anche ai giovani, e in particolare alla ragazzina svedese Greta Thunberg, è tornato ad occupare le prime pagine dei giornali e l’attenzione della politica. Al di là di affermazioni più o meno riduzioniste o enfatizzate, sicuramente ci stiamo impegnando molto per distruggere il mondo in cui viviamo. La causa principale è l’emissione di CO2. Voglio soffermarmi sulle emissioni derivate dai mezzi circolanti.

Senza voler assumere posizioni “talebane” e fare la guerra ai veicoli circolanti, credo che alcune considerazioni vadano riconosciute come oggettive e inconfutabili. La prima è che i mezzi in circolazione sono veramente tanti … troppi. Le città sembrano esplodere. La mobilità oggi va ripensata. Tanto per cominciare si potrebbe ricorrere o imporre un utilizzo massivo dei mezzi pubblici, di car sharing e carpool. Oppure essere coraggiosi e provare a insinuare una riflessione relativa a un veicolo alternativo, in grado di effettuare sostanziali miglioramenti nella qualità dell’ambiente.

In realtà questo veicolo esiste già … è la bicicletta o, come ancora il Codice della strada la definisce, il velocipede (questa denominazione già dà la sensazione dell’arretratezza della nostra legislazione nei confronti di un mezzo che sta assumendo sempre più una rilevanza nella mobilità dei cittadini e sicuramente negli aspetti ludici sociali).

Come sviluppare l’uso della bici specialmente in ambito urbano (ancora è limitato a questo territorio)?In qualche Paese si iniziano a progettare le “autostrade della bici”, per percorsi di media lunghezza. In questo caso perché si possa ipotizzare un livello di utilizzo della bici non solo per motivi sportivi ma anche ludici, non sporadico e per la mobilità su distanze medie (40/50 km), è del tutto evidente che tale ipotesi debba necessariamente incrociare un adeguato piano infrastrutturale.

Se chiedessimo come affrontarlo, alcuni in modo molto semplicistico direbbero «vietiamo la circolazione alle autovetture in un ambito più esteso possibile» con l’unica conseguenza di avviare un contenzioso senza fine e un dibattito che non porta da nessuna parte e con la certezza, inoltre, di far saltare anche i principi di tolleranza reciproca e fiducia collettiva alla base della comunità.

Più in generale, non possiamo non raccontarci che l’obiettivo a medio-lungo periodo sarà quello di sostituire gradualmente la circolazione a motore con l’elettrico oltre che quello a “spinta muscolare”. E quello elettrico dovrà comunque derivare dall’uso di energie alternative; anche perché, in caso contrario, la CO2 che vorremmo risparmiare dalla riduzione dei veicoli verrebbe emessa dalle centrali per la produzione di energia elettrica.

Parliamo di un obiettivo progressivo che va accompagnato dalla realizzazione di idonee infrastrutture necessario a un uso massivo della bicicletta. È in quest’ottica che nasce la legge sulle ciclabili (Legge 2/2018 per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica) e altre proposte come per esempio quella della bike lane che ipotizza di riservare aree delle attuali strade ai ciclisti.

La cornice è complessa; c’è molta confusione, approssimazione sulla promiscuità dell’uso delle piste ciclabili con il rischio che il livello di incidentalità si sposti dalla strada alla ciclabile. Allora cosa servirebbe? Sicuramente campagne di informazione e di consapevolezza sulla situazione attuale e sulle reali trasformazioni che nel medio tempo la strada esigerà in modo da poter essere fruita da tutti i soggetti; andare oltre la mera tolleranza verso gli utenti vulnerabili per arrivare al rispetto reciproco e al riconoscimento di una uguale dignità di tutti gli utenti della strada; dotare il ciclista di elementi di protezione obbligatori (es. il caschetto).

Tralascio il tema delle e-bike perché richiede tempo e una narrazione dedicata. Questa riflessione probabilmente finirà per sollecitare spunti critici o polemici, ma sono convinto che è il momento giusto per una discussione su come modificare il sistema della mobilità e del mondo della bici. In alcune città siamo ormai al paradosso del prigioniero: se il 50% del territorio adibito alla mobilità è occupato dai mezzi, si realizza la paralisi totale. La quantità del territorio occupato oggi è sicuramente superiore al 50% e per fortuna non siamo ancora alla paralisi in modo totale, ma ci stiamo avvicinando.

 

1 Comments

  1. maximilien1791 says:

    Raramente ho letto un insieme di sciocchezze come questo basato sul nulla, anzi basato su delle falsità coem quando evoca la paralisi.
    Ma quale paralisi ?
    Si è faftto un giro nell’Area C a Milano in certe ore del giorno ?
    Un deserto.
    Cosi come la palla dell’aria che è sempre più irrespirabile.
    Balle , l’aria, e lo dice l’ARPA è sempre PIU respirabile.

    Avete notato come non si parla più di PM10 ma di CO2 ?
    Come mai ?

    Semplice , perché ci vuole uno spauracchio nuovo e siccome con le auto a GPL e MEtano il PM10 era eliminato ecco che il CO2 calza a pennello.

    Peccato che poio a Berlino nelle abitazioni si scaldano ancora con il carbone, materia prima che la Germania brucia in quantita gigantesche senza che nessuno dica nulla e qui a farsi le pippe per la CO2 della pandina.

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