Iso Rivolta “Grifo”: un sogno nato davanti al mare

di Riccardo Bellumori (Parte I)

Scrivo questo Post con metà del mio cuore. Perché metà del mio cuore è innamorato dei motori, ma per la metà che non è romana il mio cuore ha i colori della Liguria, del suo mare. E questa che ricordo è – anche – una storia profonda, come il mare. E a tratti drammatica, come la storia di Genova, una della città che amo e da cui le vicende che ripercorro ebbero inizio….

1939: un uomo, un giovane uomo di soli 31 anni, tuttavia  un Imprenditore già così maturo e lungimirante da aver combattuto le sue battaglie nell’azienda di famiglia, scende da Desio a Bolzaneto (Genova), in  cerca del suo personale obbiettivo. Che, in quegli anni drammatici significa soprattutto il coraggio di scegliere dove andrà il futuro dell’Industria dopo la fine della Guerra. E secondo l’Ingegner Renzo Rivolta, quel giovane uomo, il futuro comincia da una media industria di isolamento termico e riscaldamento chiamata “Isothermos” acquisita appunto ottanta anni fa. Quello sarà il primo vagito di una storia automobilistica unica e leggendaria.

Genova, quella della “Lanterna, o della Croce di San Giorgio,  raffigurata con ai lati due grifoni che la sostengono. Il grifone appunto, il simbolo della Iso Rivolta. Ma anche Genova “quella dei motori”, perché oltre che alla Iso diede i natali nel 1921 alla Moto Guzzi e ancora prima alla Piaggio, nata a Sestri Ponente. Una grande e bellissima città, sempre molto travagliata. Ancor di più oggi con il crollo del Ponte Morandi, a causa del quale molte attività produttive sono entrate in crisi o hanno dovuto tristemente abbandonare Genova: non ultima la “Giugiaro Architettura & Structures Spa” che seppur non si dedica in specifico al comparto Automotive è tuttavia evocativo proprio per il nome del grande Maestro impresso nella sua Ragione Sociale.

E anche Isothermos, a causa di un bombardamento su Bolzaneto, deve abbandonare Genova praticamente pochi mesi dopo l’acquisto da parte dell’Ingegner Rivolta. Come le fabbriche di un altro grande personaggio (ed Ingegnere Honoris Causa…) quale fu Enzo Ferrari a Modena, per esempio. Renzo Rivolta è costretto a spostare provvisoriamente gli impianti… nella tenuta della villa che aveva appena comprato nelle sue zone di origine, e nel 1946 quello stabilimento di fortuna conclude le assunzioni e le infrastrutture necessarie per cambiare settore operativo : la mobilità a motore !

I destini paralleli, dei grandi dell’Auto italiana

E riappare un parallelo con due altri grandi della storia dell’auto: Piero Dusio, patron della Cisitalia, che nel 1946 offrì all’Ingegner Dante Giacosa parte della sua Villa a Torino per consentirgli di disegnare, nottetempo, i progetti e i primi prototipi della Cisitalia D46…. lo stesso Dusio che sempre nel 1946 costituisce la “Cisitalia Spa” dalla fusione iniziata al “Consiglio nazionale delle Corporazioni” nel 1943 di quattro Ragioni Sociali: la Manifatture Bosco Spa, la “Juventus Organizzazione Sportiva S.A.” (si, esatto: la Juventus, di cui Dusio fu presidente), la “Palazzo del Ghiaccio” e la “Piemonte Immobiliare”. Insomma, dalle bici e l’edilizia alle auto. Così anche Rivolta, dalla coibentazione termica (la cui licenza di costruzione fu ceduta ad una nuova altra realtà) passa alla produzione motociclistica. La Isothermos acquisisce nel 1948 i diritti per la produzione del motociclo “Furetto”, visto da Rivolta l’anno prima alla Esposizione di Milano. Renzo Rivolta – si dice – scelse questo piccolo “scooter” (uso il termine per farmi capire, ma all’epoca non era ancora di uso frequente) per la semplicità di manutenzione e per la possibilità di una rapidissima messa in produzione

Curiosa nemesi storica : al Salone di Ginevra del 1954 un tale  Drenowatz, importatore svizzero dell’epoca per Bmw si innamorò di una geniale Iso “Isetta” e spinse i vertici Bmw a incontrare in Italia l’Ingegner Rivolta, per trattare un accordo di produzione su licenza della piccola tre ruote, segnando con questo – senza saperlo – il salvataggio del marchio di Monaco di Baviera ormai quasi sull’orlo del fallimento.

Tuttavia, per le sue caratteristiche, il Furetto (soprattutto a causa di un micromotore a 2T e 65 cc. da 3 Cavalli….) era praticamente inservibile per le finalità primarie di chi a quell’epoca aveva bisogno di acquistare motocicli: muoversi su largo raggio, anche in coppia,  magari con il carico di attrezzi da lavoro o degli acquisti fatti al mercato rionale. E così, pochi mesi dopo nel 1949, cioè 70 anni fa, Rivolta decide di produrre la la prima vera nativa Iso a motore e a due ruote, cioè la “Isomotor 125”, nel corso di poco tempo sviluppata a 150 e fino a 200 c.c.

Isetta: tra “Crossover”e “World Car” ante litteram …

La “Isetta” invece, poco prima ricordata, nacque dalla considerazione di Renzo Rivolta che nella evoluzione del mercato “auto” (se così si poteva chiamare all’epoca) in Italia, al contrario di Inghilterra e Germania (con la Champion 400 prima e le Goggomobil dopo, ad esempio), non esistevano ancora realizzazioni “ponte” tra le due e le quattro ruote; e poiché le auto erano ancora economicamente inarrivabili per la maggior parte degli italiani (seppure la Fiat 500 “Topolino” fosse stata proposta al prezzo più economico possibile), l’idea di un “crossover” tra motociclette e automobili poteva in effetti apparire geniale, come in effetti “l’ovetto” Isetta era realmente con quel suo unico portellone di ingresso anteriore, le due ruote appaiate posteriormente mosse dal motore di ispirazione motociclistica.

Solo che alla nascita della Isetta esplose quello che chiamiamo il primo (e unico) Boom economico del Belpaese. E la Fiat “600”del ’56 e la “Bianchina” del ’57 cominciarono a diffondersi un po’ più sensibilmente. Per questo la “Isetta”, incompresa in Italia, diventa forse a sua insaputa una world car ante litteram in parecchie parti del mondo, visto che venne prodotta su licenza in  in Brasile, in Francia (dalla Velam) e fu commercializzata persino in Usa e Gran Bretagna.

Renzo Rivolta ne decise la fine produzione nel 1956, e nel frattempo, seguendo il percorso del continuo cambio di Business, anche la stessa “Iso” cambiava progressivamente nome e logo. Era ancora “Isothermos” fino al 1952 quando per anticipare la generazione della Isetta cambiò la denominazione in “Iso Autoveicoli SpA” per poi diventare (finalmente) “Iso Rivolta” anticipando un potenziale di sviluppo del mercato di auto di prestigio i cui Trends di preferenza crescevano in tutto l’Occidente e cominciavano persino in quelle terre d’Oriente dove Sultani, Re e ricchissimi imprenditori intuivano nel possesso di auto di Prestigio un riferimento del loro potere.

Ecco che nel 1957 nacque dunque il nuovo marchio Iso Rivolta che tra il 1962 ed il 1974 diede vita ad auto bellissime, contrassegnate dalla prerogativa voluta dallo stesso Renzo Rivolta: fascino sportivo, stile personale, velocità ma anche spazio e comodità. Certo, il concetto industriale era ormai “Made in Milan” (con gli stabilimenti di Bresso che ormai da tempo erano operativi) ma, credetemi, il “profumo del mare” non smise mai di accompagnare quel sogno…..

 

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