Guida autonoma: siamo davvero pronti alla mobilità del futuro?


di Andrea Tartaglia*

La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo: domenica 18 marzo alle 10 di sera, una Volvo XC90 utilizzata da Uber per i test sulla guida autonoma ha travolto un pedone lungo una strada ad alto scorrimento della cittadina di Tampe, in Arizona. Inizialmente sembrava che l’incidente avesse coinvolto un ciclista, data la presenza di una bicicletta accartocciata sul bordo della strada. Successivamente è stato chiarito che la donna investita – una 49enne – stava spingedo la sa bici.
Immediatamente è partito il tam tam mediatico e con esso lo schieramento dei  favorevoli e contrari alla guida autonoma. Da una parte, chi vede nella self car l’inevitabile progresso tecnologico. Dall’altra, chi immagina le auto a guida autonoma come un’orda di fantasmi metallici con una coscienza tutta loro a zonzo sulle nostre strade.
L’incidente di Tempe forse inevitabile
I successivi accertamenti hanno chiarito alcuni punti fondamentali, che è bene mettere in luce. L’Arizona permette di utilizzare alcune delle sue strade per i test sulla guida autonoma, ed è più permissiva perfino della California, arrivando a consentire l’utilizzo di veicoli senza alcuna persona a bordo durante i test.
In questo caso – però – un tecnico a bordo c’era, e non ha potuto far nulla per evitare l’incidente. Già, perché – come riporta il San Francisco Chronicle – secondo la polizia di Tempe l’incidente sarebbe stato inevitabile: Elaine Herzberg – questo il nome della vittima – sarebbe sbucata all’improvviso. Lo confermano i filmati delle telecamere della vettura, che mostrano la donna apparire davanti all’auto “come un flash”.
Visionando le immagini, la polizia ha affermato che “l’incidente sarebbe stato inevitabile anche se alla guida vi fosse stato un guidatore in carne ed ossa”. La vittima avrebbe attraversato la strada in un punto rischioso e poco illuminato, a un centinaio di metri dall’attraversamento pedonale più vicino.
L’unico che appunto che – al momento – si potrebbe muovere alla self-car di Uber è la velocità: viaggiava a 38 miglia orarie in un punto con il limite a 35. Una differenza minima, che probabilmente non avrebbe impedito l’incidente ma che apre un quadro nuovo sul tema della responsabilità civile.
Meno incidenti, ma impossibile azzerarli

Come dicevo in apertura, l’incidente di Tempe ripropone il tema della sicurezza delle self car. Diciamolo subito: i numeri confermano che la guida autonoma contribuisce a ridurre gli incidenti. Dal 2009, anno in cui è iniziata la sperimentazione, i veicoli di Waymo e Uber hanno percorso più di 10 milioni di chilometri senza gravi incidenti.
I pochi casi di danni cui si ha notizia riguardano episodi di piccole collisioni. Mentre per il caso del noto incidente occorso ad una Tesla è stato dimostrato che la responsabilità era del guidatore, che non avrebbe dovuto lasciare il volante e guardare un film perché l’auto non aveva un sistema di guida autonoma, ma solo degli ausili alla guida.
E in futuro?
La guida autonoma azzererà gli incidenti? No, è bene sottolinearlo. Anzi, come scrive Simone Cosimi, su Wired, “nessun sistema potrà mai sfoggiare il livello assoluto di sicurezza”  E’ probabile che ve ne saranno comunque, anche se meno di adesso. Tutto dipenderà – ancora una volta – dal comportamento umano: come nel caso di Tempe, è necessario il rispetto delle regole delle strada, sia da parte delle auto che dei pedoni.
E comunque, oltre alle necessarie migliorie tecniche e ad ulteriori test, c’è ancora da delineare il quadro normativo e giuridico. In caso di incidente con colpa della vettura in modalità guida autonoma, chi è il responsabile civile e penale? Il produttore dell’auto? Il passeggero della vettura?
E in Italia? Solo con nuove infrastrutture
E in Italia? Quando potremo veder circolare anche da noi le self car? Per lavoro mi capita spesso di prendere parte a convegni e seminari, in molti dei quali si parla di sicurezza. E ogni volta sento parlare del prossimo avvento della guida autonoma, con la conseguente rapida diminuzione degli incidenti stradali.
Per funzionare correttamente, le self car hanno bisogno di infrastrutture adeguate. Ne elenco alcune in ordine sparso:

  • pavimentazione stradale adeguata, senza le famose buche italiane;
  • segnaletica orizzontale ben visibile e costantemente manutenuta;
  • segnaletica verticale presente, ben orientata e non graffittata;
  • corretta delimitazione delle carregiate urbane ed extraurbane;
  • semafori funzionanti e posizionati correttamente
  • guida autonoma
Senza questi requisiti basilari – che fungono da riferimento per i sistemi di guida autonoma – come potrebbero circolare le self-car? E’ necessario un investimento massiccio sulla viabilità urbana ed extraurbana, altrimenti è inutile riempirsi la bocca di concetti tanto futuribili quanto astratti.
Inoltre, la mobilità autonoma non potrà prescindere da un elevato senzo civico.. E anche su questo punto, abbiamo ancora parecchia strada.

8 Comments

  1. maximilien1791 says:

    Ma scusi ha visto il video oppure ha scritto quello che ha scritto malgrado il video ?

    L'”umano” a bordo non guarda la strada e solo al momento dell’impatto o di un avviso acustico alza gli occhi e guarda oltre il parabrezza.

    Quindi dire che “non si poteva evitare” anceh con l’umano a bordo è una MENZOGNA !!!

    1. Buongiorno maximilien1791, ho riportato quelle che sono le dichiarazioni ufficiali della polizia di Tempe.
      Il video l’ho visto e lo riporto anche qui: https://www.youtube.com/watch?time_continue=1&v=8IqpUK5teGM,
      Il pedone appare nella visuale della telecamera al esattamente 1,5 secondi prima dell’impatto (minutaggio 0,8, mentre l’impatto avviene a 0,095) decisamente troppo poco per accennare una frenata efficace.

  2. Michele says:

    Concordo,
    l’incidente, poteva essere evitato se l’umano fosse stato pronto a reagire e avesse avuto adatte capacità di guida.
    In ogni caso è inammissibile che il sistema di guida del veicolo non si sia accorto de grosso ostacolo in lento movimento in mezzo alla strada. Poteva essere un auto ferma e l’effetto sarebbe stato lo stesso.
    Non vi erano problemi di visibilità (ai vari sensori radar, lidar e infrarosso) e nemmeno di traffico, di condizioni stradali o meteorologiche.
    E’ evidente che il sistema di guida del veicolo ha fallito e che occorre fare le dovute analisi

    1. Buongorno Michele, che vadano fatte tutte le analisi del caso è assolutamente vero.
      Però come ho già detto, occhio a guardare bene il video: il pedone appare nella visuale della telecamera esattamente 1,5 secondi prima dell’impatto (minutaggio 0,8, mentre l’impatto avviene a 0,095) decisamente troppo poco per accennare una frenata efficace.

    2. Buongiorno Michele, che debbano essere fatte tutte le analisi del caso è assolutamente vero.
      Però, come ho già detto, il pedone appare nella visuale della telecamera esattamente 1,5 secondi prima dell’impatto (minutaggio 0,8, mentre l’impatto avviene a 0,095) decisamente troppo poco per accennare una frenata efficace.

  3. Giapeto says:

    La storia della visuale e delle telecamere è un nonsenso, il radar non conosce ombra, buio e coni visuali. Qundi:
    1) Il sistema ha fallito. 2) Non abbiamo la controprova di un umano in quella condizione.

    1. Sempre che il radar fosse attivo, questo punto non è stato chiarito e trattandosi di una fase di test è possibile che fosse stato disattivato.
      Ad ogni modo, il punto della questione relativa all’incidente è: la guida autonoma non azzererà mai completamente gli incidenti, perché questi dipendono anche dal comportamento (talvolta imprevedibile) degli umani sulla strada.

      1. Redazione says:

        Concordo sulla imprevedibilità.

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