Lo storico di economia Giuseppe Berta

Guida autonoma e assistita, il futuro secondo lo storico Berta

Sul driverless si combatte una partita per il futuro molto importante, mentre è in atto una vera e propria competizione tra i produttori di auto tradizionali, quelli industriali, e le web company, come ad esempio Google o Alphabet. Che rispondono a logiche economiche completamente diverse. Lo evidenzia con l’AdnKronos Giuseppe Berta, docente in Bocconi, storico dell’economia, memoria storica di casa Fiat, mentre è arriva la notizia che Waymo (di proprietà di Google) potrà effettuare test in California di auto a guida autonoma senza conducente di riserva.

Un tema, quello del driverless, “complessissimo – osserva Berta – non solo dal un punto di vista tecnologico, in tutti i casi superabile, ma in particolare da quello normativo. Bisogna riscrivere il Codice della strada. Se non sono più io a guidare, chi è il responsabile? Il produttore, il software, il satellite che controlla? Tutto il tema della responsabilità del Codice della Strada deve essere riformulato. Una grande sfida per il legislatore“.

La partita negli Usa

Intanto negli Usa “si gioca una partita molto grande”, mentre circolano indiscrezioni su “una partnership tra Ford e Volkswagen per i sistemi di guida autonoma“. Si tratta di “due produttori tradizionali, che vogliono evolvere lungo la frontiera tecnologica. Di Ford oggi, ad esempio, non si dice più che è una casa produttrice di auto, ma si dice – ricorda il docente – che è un”impresa che lavora sui sistemi di mobilità’. È cambiata la definizione del business“. È qui che intervengono realtà come Alphabet, Google che affrontano il tema “da un’altra ottica, che non è quella industriale o manifatturiera del 900”. Per questo ritengono di “essere i più adatti, perché portano l’elettronica e le piattaforme tecnologiche che rivoluzionano il sistema dall’esterno”. 

Competizione in atto

“C’è una competizione in atto tra i produttori classici e i produttori nuovi come Google. Ci sono stati anche i tentativi, mai del tutto abbandonati di Apple con la iCar“, afferma Berta, evidenziando che però questi giganti del web “hanno un’altra concezione dell’automobile. A loro non importa vendere; la Google Car non sarà destinata al consumatore privato, sarà fatta per le flotte, per i servizi. Sarà un’ auto che assomiglia più a un taxi, del quale faccio l’abbonamento, ma non ne sono il padrone. Non ho più interesse a esserne proprietario. La logica che caratterizza queste imprese che vengono dall’esterno del mondo della produzione è che vogliono vendere il servizio non l’automobile“.

Cambiamenti impensabili

E tutto ciò è “insidioso per le Case automobilistiche che, fino a prova contraria, vogliono venderti l’automobile”. Quel che è certo, secondo Berta, è che questo mercato, magari ancora lontano da venire, avrà un pubblico. “Le auto saranno più condivise, ci sarà più sharing economy i veicoli saranno più sfruttati di quanto non lo siano adesso. Quindi è probabile che non ci sarà più la crescita esponenziale alla quale abbiamo assistito negli ultimi anni, come è accaduto nel mercato cinese e in quello americano che ha sfiorato e 20 milioni di vetture”.

“Dobbiamo ipotizzare che nel medio-lungo periodo passerà l’idea che l’automobile è un servizio e che si può essere automobilisti senza a possedere l’automobile. Ma prima di arrivare a tutto questo, visto che la rivoluzione non riguarda tanto l’uso individuale quanto quello collettivo dell’ auto, ci sono dei passaggi sui quali stiamo procedendo a grande velocità che sono quelli della guida assistita”, che già da sola sta provocando cambiamenti impensabili solo pochi anni fa, conclude Berta.

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