Ecco perché l’auto ha iniziato male il 2019

di Gian Primo Quagliano*

Comincia male il 2019 per il mercato automobilistico italiano. In gennaio sono state immatricolate 164.864 autovetture con un calo del 7,55% sullo stesso mese del 2018. Questo risultato negativo è dovuto essenzialmente a tre cause. La prima è il fatto che nel nostro Paese, ma anche in altri mercati importanti come quello della Germania, i potenziali acquirenti di autovetture avvertono che l’automobile è arrivata sulla soglia della transizione verso nuove forme di alimentazione e verso vetture tecnologicamente molto più avanzate di quelle che hanno fin qui conosciuto.

Questa consapevolezza e l’incertezza sui tempi della transizione che si annuncia si traducono spesso in un rinvio di decisioni di acquisto che in altre condizioni sarebbero già mature. Un secondo fattore di freno della domanda è dovuto poi al fatto che, come nello scorso anno, alcune importanti Case automobilistiche stanno privilegiando i canali di vendita più remunerativi e in particolare annullano o riducono l’offerta di vetture “usate con chilometri zero”, cioè di vetture praticamente nuove, ma già immatricolate, che vengono poste sul mercato a prezzi particolarmente contenuti.

Il terzo fattore di freno è la crescente consapevolezza da parte delle famiglie e delle imprese che l’economia italiana è in frenata, come conferma il dato sul Pil diffuso il 31 gennaio, dato che sancisce una nuova entrata del Paese in recessione.

Ovviamente questa situazione desta preoccupazione negli operatori del settore, ma è assolutamente da escludere che l’impatto sulle vendite possa essere anche soltanto lontanamente paragonabile a quello del crollo che si ebbe nella crisi iniziata nel 2008. Dall’inchiesta congiunturale mensile condotta dal Centro Studi Promotor sui concessionari auto emerge, infatti, una ragionevole cautela sul prevedibile andamento della domanda, ma per gennaio viene segnalata una discreta tenuta degli ordini unita a una buona affluenza di visitatori nelle show room, visitatori richiamati anche dalle molte novità offerte.

Per quanto riguarda le previsioni gli operatori interpellati manifestano poi giudizi sostanzialmente in linea con quelli espressi nell’ultima parte del 2018. In particolare in gennaio il 69% degli interpellati ipotizza a tre/quattro mesi domanda stabile o in aumento, mentre il 31% è pessimista. Secondo il Centro Studi Promotor il quadro di inizio anno è coerente con la previsione di un mercato 2019 in moderato calo sull’anno precedente.

*Presidente del Centro studi Promotor

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