Mauro Serena

Aniasa, cambiano i “sacerdoti” ma non il rito

 di Mauro Serena*

Anche quest’anno con l’avvento del mese di maggio, si è tenuta la consueta assemblea pubblica di Aniasa, l’associazione dei noleggiatori, ma non solo: una fetta sempre maggiore di mobilità a quattro ruote viene da essa rappresentata.

Cambiano i “sacerdoti” (nuovi il presidente e i suoi vice), ma la cerimonia segue il rito ormai consolidato: una formula che forse, proprio in virtù dei futuri assetti della mobilità aziendale, dovrà essere rinnovata.

Vista l’abbondanza di resoconti numerici che i colleghi della stampa non faranno mancare, vorrei utilizzare questo piccolo spazio per evidenziare alcuni aspetti di maggior interesse emersi dalle relazioni.

Il parco veicoli

In italia continuano a circolare auto e furgoni vecchi: più del 60% del parco totale circolante ha 9 e più anni di anzianità, complice soprattutto la crisi che non ha permesso un adeguato rinnovo del parco privato e aziendale di proprietà. Il noleggio, invece, è interamente compreso all’interno della porzione con anzianità inferiore a 6 anni (circa un quarto del circolante totale). Anche se flotta e immatricolazioni del noleggio aumentano sul totale (il 2016, in particolare, è stato un anno record!), la quota che rappresentano rispetto ai paesi europei più rappresentativi è ancora piuttosto bassa.

Le alimentazioni “alternative” crescono, ma gli scenari globali prevedono una riduzione costante del diesel (si profetizza addirittura la “morte” del diesel in un futuro non lontano) ed è probabile che le future statistiche non saranno più basate sulla vetustà dei veicoli, ma piuttosto sulla tipologia dei rispettivi motori e sul livello delle emissioni.

Per quanto riguarda le carrozzerie, i crossover erodono sempre più spazio alle monovolume nelle preferenze e nelle scelte dei driver.

La mobilità alternativa

Si parla principalmente di car-sharing, attraverso una ricerca condotta da Bain & Company, che rileva il fatto che questo strumento di mobilità relativamente nuovo tende a sostituire più i mezzi pubblici che l’automobile: solo il 12% di utilizzatori del car sharing, infatti, dichiara di non possedere un’auto. L’utilizzatore medio è soprattutto un pendolare che si muove per motivi di lavoro (ben l’85%), tuttavia non viene misurato dalla ricerca l’effetto dell’incentivazione promossa dalle aziende attraverso sistemi di Corporate Car Sharing, mediante l’uso delle vetture “pool” aziendali e di servizi disponibili sul mercato. Invece, diverse aziende stanno adottando servizi per aumentare lo sharing delle loro auto (sia per uso aziendale che privato), ovvero stanno promuovendo e finanziando l’iscrizione dei propri dipendenti a servizi urbani di car sharing dei principali brand sul mercato: sarebbe interessante approfondire questo fenomeno che tocca direttamente i soci Aniasa che forniscono servizi di car sharing (DriveNow del Gruppo Bmw è l’associata più recente) e i loro clienti aziendali.

Il car-sharing dovrà essere promosso e utilizzato in maniera maggiore, visto che, secondo i dati presentati, le nostre maggiori città (Roma in testa) risultano molto più congestionate dal traffico automobilistico (Roma 57% della mobilità urbana, Milano 47%) rispetto alle grandi capitali europee come Berlino (31%), Madrid (29%) e Parigi (17%).

*GR Advisory

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