Carlos Tavares (Psa) e Mary Barra (Gm), gruppo che ha ceduto Opel ai francesi

Psa-Opel può accelerare il risiko del settore auto. E Fca…

di Ennio Montagnani

 

Già negli anni ’80 Gianni Agnelli parlava di un consolidamento del settore auto dove non ci sarebbe stato spazio per più di 7 costruttori mondiali. Ma ora l’operazione Psa-Opel sembra riattivare il processo di aggregazione. “Con qualche decennio di ritardo qualcosa di significativo inizia a muoversi e l’operazione Psa-Opel che segue In Europa quella avvenuta qualche anno fa fra Fiat e Chrysler indica che realizzare economie di scala diventa una strada oggi obbligata per poter competere e sostenere investimenti sempre più ingenti nell’elettronica e nelle auto elettriche”, puntualizza Salvatore Gaziano, direttore Investimenti di  SoldiExpert SCF, secondo il quale sul mercato europeo la strada delle fusioni è quindi quasi obbligata visto l’eccesso di capacità produttiva e la congiuntura economica più debole. Tuttavia, per Gaziano, la selezione negli investimenti resta fondamentale in un settore che negli ultimi 3 anni ha visto l’indice salire di circa il 20%, ma con andamenti profondamente divergenti. “Basti pensare che, nello stesso periodo, Volkswagen per le note vicende del Dieselgate ha perso circa il 15%, Bmw è salita del +17%, Peugeot è cresciuta del +76% mentre Fiat Chrysler è quasi raddoppiata di valore”, ricorda Gaziano. Inoltre, dal punto di visto del risiko del settore, Fca continua a essere sotto i riflettori non solo perché Sergio Marchionne non fa certo mistero di voler fare un matrimonio d’interesse e sia per motivi tecnici di mercato. “Il titolo Fca, infatti, oltre ad avere un buon momentum presenta ancora multipli (in termini di prezzo/utili, e di Enterprice value/ ebit) tra i più bassi del comparto e resta una preda interessante”, conclude Gaziano.

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