Report di McKinsey: “L’auto in Europa al 2050”

In 130 anni l’Europa è stata capace di creare un’industria automobilistica competitiva e, negli ultimi 30-40 anni, ha ricoperto un ruolo di leadership. Gli importanti cambiamenti nel settore, tuttavia, stanno minacciando la posizione di leadership dell’Europa, che dovrà impegnarsi per rimanere all’avanguardia in un mercato mondiale in evoluzione. Soprattutto, sarà necessaria una visione comune per il posizionamento del settore.

Il report di McKinsey “Race 2050 – A vision for the European automotive industry” indaga il settore su tre livelli: il primo riguarda i cambiamenti senza precedenti che l’industria automobilistica europea sta affrontando, il secondo offre una visione a lungo termine per il settore, mentre il terzo identifica cinque iniziative che potrebbero contribuire a realizzare una visione futura e a consolidare il successo.

L’industria automobilistica europea è un motore della crescita e della prosperità del continente sotto molti aspetti. Dal punto di vista del contributo sociale, i cittadini europei utilizzano l’auto per il 70% dei loro spostamenti, ma il numero di incidenti è diminuito di oltre il 40% dal 2005. Dal punto di vista economico, l’industria automobilistica rappresenta il 7% del Pil europeo e impiega direttamente e indirettamente più di 13 milioni di persone. Inoltre, l’industria è riuscita a mantenere sotto controllo l’impatto ambientale dovuto al forte aumento del numero di automobili in circolazione (+50% negli ultimi 20 anni), soprattutto grazie alla riduzione delle emissioni (-36% di emissioni di CO2 dal 1995).

Tuttavia questa posizione di leadership è a rischio: l’ascesa della Cina e i nuovi modelli di business richiedono capacità completamente nuove, che vanno oltre la produzione di automobili eccellenti. I servizi basati su dati e la mobilità condivisa contribuiranno per un quarto del fatturato del settore entro il 2030, rispetto all’attuale 0,2%. Ciò significa che in futuro la componente software rappresenterà il 30% del valore di un veicolo (attualmente è il 10%).

Il report di McKinsey evidenzia la necessità per il settore automotive europeo di un cambiamento di paradigma: da industria che vende veicoli e servizi a industria della mobilità che offre una molteplicità di soluzioni per il trasporto di persone e merci. Tre elementi costitutivi – orientamento al cliente, consapevolezza ambientale e creazione di valore economico – sono stati in passato la solida base per il successo dell’industria automobilistica europea. Questi concetti, portati al livello successivo, costituiscono anche la base della visione per il futuro. In altre parole, il passaggio dall’orientamento al cliente alla centralità del cliente, dalla consapevolezza ambientale alla mobilità sostenibile, dalla redditività al valore economico aggiunto della “European way”, sarà fondamentale per raggiungere gli obiettivi futuri del settore.

Centralità del cliente: l’Europa dovrebbe prefiggersi di realizzare l’ambiziosa “Vision Zero” entro il 2050, vale a dire nessun incidente mortale sulle strade europee. Con la guida autonoma, la mobilità personale sarà per la prima volta accessibile fino al 90% della popolazione (vs. l’attuale 60-70%), comprese le persone con disabilità, gli anziani e gli adolescenti.

Mobilità sostenibile: il consumo di carburante dei veicoli e le emissioni di anidride carbonica per veicolo sono oggi molto inferiori rispetto ai livelli di 20-30 anni fa. Tuttavia l’industria europea dovrebbe porsi l’obiettivo di arrivare a quota “zero emissioni” entro il 2050, operando lungo l’intera catena di approvvigionamento energetico.

“European way”: entro il 2030, il fatturato del settore automobilistico europeo potrebbe quasi raddoppiare, passando da 850 miliardi di euro del 2016 a 1.400 miliardi di euro. Per acquisire una quota rilevante del pool di profitti del settore, gli operatori europei devono fare leva su una caratteristica unica dell’Europa: la sua diversità. Con un mercato interno composto da 500 milioni di persone, la sua potenza commerciale ed economica, le sue aziende leader nel mondo e la sua capacità di innovazione, l’Europa può diventare il riferimento per la mobilità futura.

I prossimi anni saranno decisivi per l’andamento del settore automotive europeo nel lungo termine. McKinsey ha definito cinque iniziative che potrebbero favorire il successo futuro: “Mobility Valley” europea e transizione dell’occupazione: l’Europa ospita 13 delle 17 università più importanti al mondo nel campo della ricerca sulla mobilità elettrica, 4 delle 17 in ambito guida autonoma e 8 delle 19 in ambito connettività. Inoltre, l’industria automobilistica investe ogni anno oltre 50 miliardi di euro in ricerca e sviluppo. Questi sforzi dovrebbero essere concentrati e combinati con un fondo per la mobilità composto da capitali privati e pubblici, per costruire una “Mobility Valley” simile al modello statunitense, basata su un’importante rete di primari istituti di ricerca, aziende, startup e investitori. Un progetto di questo tipo dovrebbe inoltre accompagnare la transizione della forza lavoro: dei 3,4 milioni di posti di lavoro nell’industria automobilistica, oltre un terzo potrebbe infatti essere direttamente interessato dalla transizione.

Decarbonizzazione del trasporto di merci e persone: per raggiungere una mobilità a impatto netto zero di emissioni entro il 2050, l’industria europea dovrebbe ottimizzare l’intera value chain energetica, assicurando le infrastrutture e fonti energetiche necessarie. Ad esempio, favorire le vendite annue di auto elettriche dalle attuali 300.000 unità a 6,2 milioni potrebbe contribuire a ridurre di circa un terzo le emissioni di CO2 dei veicoli passeggeri e commerciali entro il 2030.

Nuove forme di cooperazione: un cambiamento di questa portata è difficile da affrontare per qualsiasi azienda che agisca da sola. Le case automobilistiche dovranno impegnarsi in nuove forme di cooperazione. Nei limiti consentiti dalla legge antitrust, le parti interessate potrebbero condividere dati e software da utilizzare per esempio per lo sviluppo di nuove offerte, che potrebbero essere implementate attraverso progetti pilota per la guida autonoma in una città europea.

“Future mobility regulatory forum”: la futura regolamentazione relativa a emissioni, sicurezza dei veicoli, riciclaggio, guida autonoma e connessa o protezione dei dati, avrà un impatto non solo sull’industria automobilistica, ma anche sui settori delle telecomunicazioni, assicurativo ed energetico. Un “forum” congiunto e un unico punto di contatto – come ad esempio un commissario per la mobilità – potrebbe facilitare il dialogo tra i diversi stakeholder.

Sostegno alle città e ai quartieri: le città europee hanno strutture che sono cresciute nel tempo e presentano esigenze specifiche per quanto riguarda la mobilità futura. Nonostante le caratteristiche uniche di ogni città, è possibile sviluppare e sperimentare standard condivisi per soluzioni di mobilità, che ne consentirebbero una rapida implementazione in città e quartieri simili in tutta Europa. Le città dovrebbero portare avanti questo processo di standardizzazione insieme alla business community.

 

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