Così l’italiana Brembo “frena” l’inquinamento

Pastiglie freno in cemento per ridurre il consumo di energia elettrica e acqua durante il processo produttivo
Protagonista del progetto, partito due anni fa, il Parco scientifico bergamasco “Kilometro Rosso”

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Il gruppo di lavoro del progetto Cobra

In un futuro non molto lontano le pastiglie dei freni delle nostre auto potrebbero essere realizzate in cemento. Queste nuove pastiglie risponderanno alla legislazione americana che obbliga l’eliminazione del rame all’interno del materiale d’attrito, entro il 2025. Il progetto è partito più di due anni fa per merito di Brembo, leader mondiale degli impianti frenanti, chiamata a coordinare Cobra (acronimo di Cementitious Brake Control), un partnenariato che oltre a Brembo ha come protagonisti l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, il Centro Tecnico di Gruppo di Italcementi e la società CiaoTech del Gruppo Pno. Ad aggregare queste eccellenze italiane è Kilometro Rosso, Parco Scientifico e Tecnologico il cui compito è incentivare la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione tecnologica tramite lo sviluppo di relazioni multisettoriali. “A oggi possiamo ritenerci molto soddisfatti perché siamo riusciti a creare una pastiglia che utilizza come legante acqua e cemento e che è in grado di svolgere egregiamente la sua funzione: frenare”, afferma Andrea Gavazzi, a capo dell’area Friction di Brembo.
È in fase di installazione un impianto capace di produrre le pastiglie su scala pre-industriale e poi di verificare (grazie all’apporto dell’Istituto Mario Negri) l’impatto ambientale del nuovo processo che dovrebbe garantire sia una significativa riduzione dell’energia e dell’acqua impiegate, sia il minor rilascio di particolato. In questo senso Brembo ha già messo a punto una stima: l’uso di un materiale cementizio dovrebbe consentire di ridurre del 90% il consumo di energia e del 95% quello di acqua. La validità del progetto Cobra si può indurre anche dal fatto che ha ricevuto dalla commissione europea un contributo di 1,48 milioni (su un costo globale di 3,8 milioni) attraverso il bando Life+.

Il Centro Ricerche e Sviluppo Brembo

Il Centro Ricerche e Sviluppo Brembo

Ma la vocazione di Brembo all’innovazione non si ferma a Cobra e vede l’azienda partner di un altro più vasto progetto internazionale: Lowbrasys, una pionieristica ricerca avanzata finanziata dal programma europeo Horizon2020. Dieci i soggetti coinvolti, cinque gruppi industriali (tra questi Brembo, Ford, Continental Teves e Federal Mogul) e altrettanti istituti di ricerca, tra i quali spicca il Mario Negri. Con Lowbrasys (incluso nella Call Europea “Mobility for Growth”) è tutto l’impianto frenante a entrare in gioco per ridurne l’impatto sull’ambiente in ogni fase: dallo sviluppo di nuovi materiali fino allo studio dei comportamenti di guida che possono spesso pregiudicare efficienza e consumo dei freni. E’ un progetto di respiro molto ampio che testimonia le capacità di un’impresa, come Brembo, sul fronte della ricerca avanzata che diventa un volano per la creazione di un ambiente migliore. Alla base della leadership negli impianti di Brembo, che ha il suo quartier generale a Stezzano, in provincia di Bergamo, c’è il suo più grande patrimonio: le persone che ci lavorano (oltre 9mila, per il 10% ingegneri e specialisti) impiegate in sedi dislocate in 15 Paesi, oltre all’Italia, per essere sempre vicini alle fabbriche delle Case costruttrici di automobili.

Piero Evangelisti

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