Uno stile di Pr che fa scuola

Quantità o qualità? E’ fra questi due concetti – che non sono necessariamente antitetici – che si dibatte la comunicazione degli uffici stampa delle Case automobilistiche. Dare voce soltanto ai nuovi media, difficili da valutare sulla composizione e la reale quantità dell’audience, oppure continuare a coinvolgere nei vari eventi tutti i mezzi di comunicazione, compresi quelli tradizionali che assicurano milioni di lettori ogni giorno? Forse non è necessario scegliere. Basta avere quello che oggi si chiama un background solido, come quello di Kia Italia, che alle sue presentazioni avvicina rampanti blogger, armati di telecamere go-pro e pronti a interviste fiume con i manager,  e solidi giornalisti dei media tradizionali che a sera si mettono a scrivere pezzi frutto di attente riflessioni su ciò che si è visto e si è provato. Forse si può parlare di uno “stile Kia” che ha radici lontane, che risalgono al timido debutto della Casa coreana sul nostro mercato con Luigi Koelliker, il primo importatore del brand e grande signore dell’automobile italiana, erede, sotto il profilo della signorilità, del padre Bepi Koelliker, pioniere dell’automobile di lusso nel nostro Paese. Uno stile che per molti anni è stato garantito da Graziella Mocchi, che purtroppo non più fra di noi, ma che Giuseppe Bitti, amministratore delegato del brand fin dai suoi esordi nel nostro Paese, ha saputo conservare, scegliendo collaboratori, per l’Ufficio Stampa, capaci di portare avanti quella tradizione. Una scelta giusta? La risposta è facile, basta guardare agli eccellenti risultati di vendita di Kia e soprattutto alla positiva immagine che il marchio si è guadagnata nel corso degli anni fra gli automobilisti italiani.

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