Così il giornalista Emilio Deleidi descrive, su quattroruote.it, il libro del suo ex direttore Carlo Cavicchi, ora responsabile delle relazioni esterne della Casa editrice Domus. Il volume di 200 pagine, pubblicato da Minerva, si intitola “Però lo scoop è mio” ed è un vero romanzo, il primo firmato da Cavicchi che di libri ne ha scritti molti altri. “La nostra curiosità appena ricevuto il libro – commenta Deleidi – si è concentrata in primo luogo su due elementi della copertina: il profilo inconfondibile di una leggendaria Porsche 911 e, nel titolo, la parola scoop, alla quale nessun giornalista è mai insensibile…”.

Di seguito un breve sunto.

Però lo scoop è mio

Dante Busi vive sull’Appennino Bolognese e si arrangia nella vita quanto s’incupisce con le corse in macchina. Ha coraggio e talento, ma gli mancano i soldi per dimostrare a tutti quanto è capace con un volante tra le mani. Gli servirebbe un colpo di fortuna, di quelli che capitano soltanto nei film, così quando incontra un tipo inquietante e che viene da lontano non può resistere alla sua proposta: una sfida quasi impossibile e dai contorni ambigui. Può essere l’affare della sua vita perché gli può permettere di entrare nel mondo dei rally dalla porta principale.

Quel giornalista del “Carlino”

Sandro Panzacchi vegeta al “Resto del Carlino”: ha passato i cinquanta senza mai una soddisfazione seppure abbia iniziato a lavorare molto giovane e con la strada spianata davanti. Nella vita per scalare le posizioni e mettersi in luce ci vuole capacità, ma anche coraggio e ambizione. Al contrario il suo modo di essere giornalista lo avvicina più a una dattilografa che a uno scrittore, e lui ha buoni motivi per credere che l’occasione giusta per svoltare non arriverà più.

Tre personaggi e una Porsche

Le strade di Busi e Panzacchi corrono per sentieri diversi e lontani e non si sarebbero mai intrecciate se in maniera del tutto casuale un magistrato di Foggia, che indaga su una morte misteriosa di un informatore della Guardia di Finanza, non si fosse messo di mezzo ribaltando i loro destini.

Sullo sfondo di una Bologna che vive gli anni ‘70 non per la loro complessità ma soltanto con il rimpianto per quella città nottambula e ospitale che non tornerà più, si avvitano le storie umane e professionali dei tre personaggi e delle loro donne con un unico nesso: una Porsche nera. 

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