Interventi sensati per il bene del settore

di Fabrizio Guidi*  

Dopo anni di grande crisi del settore auto, che non hanno visto alcun intervento a sostegno da parte dei governi che si sono succeduti, finalmente si era vista una luce di ripresa. Il settore, grazie alle sinergie che si erano venute creando tra le Case produttrici e la Rete dei concessionari, aveva messo in campo misure ed incentivi che avevano segnato una ripresa delle vendite. È il mercato, si sarebbe potuto dire, che aveva reagito e sapeva cosa era possibile fare e fino a che punto lo era. Accanto a questo uno sviluppo, più accelerato che nel passato, per favorire il passaggio a nuove motorizzazioni, all’ibrido, all’elettrico.

Processi che debbono tenere conto delle conseguenze su tutta la filiera. Ma anche valorizzare le azioni vere verso la riduzione dell’inquinamento. E in questo una grande attenzione alle nuove motorizzazioni diesel, già ora le meno inquinanti nell’intero percorso.

L’iter verso la mobilità elettrica era stato accelerato, ma compatibilmente con le scelte che lo dovevano accompagnare (componenti minerali, infrastrutture e ricarica, smaltimento). Su tutto questo sono arrivate due mannaie: la demagogia e l’improvvisazione. Oltre l’11% del Pil è legato al settore automotive.

Oltre il 90% del parco auto ha motori termici. Nell’immenso parco auto usato che i concessionari stanno stoccando ci sono migliaia di vetture la cui commercializzazione rende possibile un grande svecchiamento del parco circolante con relativa diminuzione dell’inquinamento. Quasi 100.000 aziende vivono nell’area dell’assistenza e riparazione. Di fronte alle misure che venivano prospettate (Bonus /Malus, incentivi arbitrari) hanno provato a paventarne i rischi. E quando finalmente sono state ricevute hanno, unitariamente come mai, affermato le ragioni che si opponevano alle misure che venivano prospettate. Senza ottenere alcun risultato.

Le misure non stanno funzionando, hanno creato incertezza nell’acquisto, stanno facendo disinformazione. Occorre una chiara inversione di rotta.

Così procedendo non si sostiene il rinnovo del parco auto e una riduzione dell’inquinamento, ma si ostacola. Uniamo la nostra voce a quella delle altre componenti delle filiera dell’automotive per richiedere che si avvii un vero confronto in merito, capace di definire misure efficaci e in grado di indirizzare gli acquisti verso l’ammodernamento del parco auto e valorizzare il ruolo, che possono avere in questo percorso, tutte le componenti, autoriparazione compresa.

*Presidente di AsConAuto

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