Influencer, professione “ripetitore”

di Pier Luigi del Viscovo*

Le Case auto vorrebbero far sapere ai clienti che possono acquistare un’auto Euro6d senza timore di blocchi alla circolazione, che contestano. Il problema è che la loro stampa non ha più tanto peso. Gli italiani apprezzano due tipi di giornalisti: quelli schierati dalla loro parte e quelli equidistanti, che offrono il comfort di non prendere mai una posizione. Tutti poi accettano che tratti le notizie come opinioni: qualsiasi pensiero andrebbe riportato con pari dignità. Un’abitudine formatasi nelle pagine politiche, ormai il trionfo del nulla, e nel calcio, dove le reti tv pagano per trasmettere le partite e anche le interviste. Vedono nel giornalista un reggitore di microfono, o scrivano sotto dettatura. Non c’è spazio alcuno per la principale funzione della stampa: il controllo di verità, da cui discende, in caso positivo, la sua divulgazione.

Mentre sulle previsioni (quali la crescita del Pil o la diffusione delle auto elettriche) ci può essere qualche esitazione, per i fatti, le cose che sono o non sono, questa funzione sarebbe abbastanza semplice da svolgere. Nessuno riporterebbe che l’asino vola perché ogni giornalista è in grado, col bagaglio di sapere comune, di relegarlo nelle falsità. Purtroppo gran parte delle bugie richiede ben altre conoscenze, frutto di studio e ricerca. In epoca di tempo limitato e sforzi poco ricompensati, si tratta di chiudere il rubinetto a troppe notizie oppure farle passare sperando di non riportare una bufala. La soluzione per uscire dall’angolo è stata trasformare i fatti in opinioni, per le quali invece c’è piena libertà di circolazione.

A quel punto, occorreva solo un volontario che si intestasse l’opinione e il gioco era fatto. La scelta è caduta sugli investitori pubblicitari, che prontamente hanno riqualificato i loro uffici, da pubblicità a comunicazione. Ma sempre di marketing si tratta, per il quale il filtro di un giornalista serve come un sassolino nella scarpa. No, quello che ci vuole è un affidabile ripetitore, che faccia il mestiere che ogni media che si rispetti deve compiere: farsi ascoltare dal maggior numero possibile di potenziali clienti.

Così è avvenuta la sintesi perfetta per servire uno dei meno civilizzati pubblici dell’Occidente: fondere la promessa della pubblicità con la credibilità della stampa. Sono i nuovi testimonial del messaggio. Si chiamano “influencer” e tanto valgono.

*Fleet & Mobility

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