Harley-Davidson Heritage

Harley-Davidson Heritage

di Luca Di Grazia

Ve lo sareste aspettato? Una moto. La prima di una seria di cavalcature americane; e ho pensato bene di cominciare da un’ammiraglia.  La Heritage ha un nuovo telaio, nuove sospensioni, freni e molto altro.

Impatto

La prima cosa che mi ha colpito, ed entusiasmato, da appassionato di muscle cars è stato il colore: Verdoro Green, un verde impreziosito con pagliuzze d’oro, il colore della Pontiac GTO del 1968!

Il manubrio, nero, alto, quasi un “ape hanger” mi aveva lasciato un po’ in ansia, tipo “non si guiderà forse come certi chopper improbabili…?” Invece no, tutto sotto controllo.

Il parabrezza si mette e si toglie in sì e no due minuti primi, merito dell’azzeccata geometria dei quattro attacchi in gomma e delle forchette (?!) che si inseriscono alla perfezione nei gommini previsti. Le due borse nere in vinile, semirigide, sono abbondantemente borchiate, non so quanto il coperchio tenga sotto la pioggia, ma questo non lo posso sapere, non ho incontrato temporali.

La sella è molto larga, tanto che un paio di volte mi ha fatto venire dei crampi alle anche. L’età, no, dai, solo troppo ampia…

Posizione di guida

Decisamente molto affossata, come dicevo costringe a tenere le gambe piuttosto aperte e allungate, dopo un po’, però si impara a tenere i piedi più indietro sulle ampie pedane per poter ottenere una posizione più in linea con l’ergonomia umana. O meglio, i dettami classici del motociclismo sostengono che spalle, bacino e talloni debbano rimanere nello stesso asse per mantenere un controllo ottimale della moto e permettere una posizione del corpo ottimale. Sulle H-D in media possiamo scordarcelo, su questa Heritage quasi ci sono riuscito. Fosse mia monterei le pedane più indietro.

Motore

Il nuovo Milwaukee Eight da 114″ ovvero 1.868 cc.  per 155 Nm di coppia. Nonostante la casa non dichiari la potenza effettiva mi piace dire, come si usava per le Rolls-Royce parecchi anni or sono, che è sufficiente.

Direi anzi che il propulsore ha un allungo che porterebbe ben oltre quelle che sono le aspettative dell’harleista tradizionale. Grandissimo respiro, non manca mai, supportato da un cambio molto “robusto” che non tradisce la sua origine americana e accompagna le cambiate con un classico “clunk” quasi beneaugurante. Il folle è lì, ma lo si trova un po’ a fatica, al semaforo il tempo tra il rosso e il verde lo impegnavo nella sua vana ricerca, quando lo trovavo era già il momento di ripartire. Forse la moto era troppo nuova, circa duemila km, forse dopo il rodaggio le cose andranno meglio.

Freni

Sorpresa! Mi aspettavo la solita distratta attenzione degli ingegneri rustico/agricoli di Milwaukee a quei quasi futili accessori che la legge impone per rallentare le moto, cioè quanto nel passato offriva la casa…

Invece no, ci sono eccome! Presenti, con notevole potenza frenante non stancano e non si stancano, rallentano e bloccano la motona (una volta i giornalisti le chiamavano motopesanti…) senza trasmettere nessuna angoscia al motociclista. hanno l’ABS, che apparentemente, non interviene mai.

Comunque davvero ottimi.

Tenuta di strada

Insospettabile, merito del nuovo telaio più rigido, dell’ammortizzatore centrale posteriore regolabile e delle forcelle derivate dalle competizioni. Mi aspettavo il solito patatone molle e tranquillo, e invece no. Quasi quasi ci facevo delle pieghe, insomma, senza esagerare, ci si può anche divertire su strade tortuose, con curve anche a raggio stretto. Sui curvoni autostradali la moto (sorpresa!) non si scompone, e permette ritmi di tutto rispetto a velocità elevate. Il parabrezza di serie è un po’ bassino e manda il flusso d’aria direttamente sul volto, uno più alto si può ordinare, ovvio.

La moto ha di serie il cruise control, che si aziona con un pulsante multifunzione sul comando sinistro.

Maneggevolezza

Usata in città mi aspettavo di dover aderire al solito clichet H-D della moto pesante come un macigno e direzionabile come il proverbiale cancello. e anche qui ho dovuto ricredermi: posto che le due borse sono piuttosto abbondanti e costringono a tenersi lontani dalle auto, si riesce nell’ardua impresa di destreggiarsi nel traffico con un certo agio, molto più agevolmente di quanto mi aspettassi.

Certo è un’impresa che richiede una certa abitudine e anche una muscolatura allenata: ecco, non è una moto che consiglierei alle ragazze. Anche da fermo le manovre richiedono una certa pianificazione, però non è difficile da spostare stando seduti a bordo, favoriti dalla ridotta altezza da terra della sella.

Se la dovete spostare spingendola non da seduti lasciate sempre il cavalletto aperto, in maniera da evitare che vi caschi.

Pneumatici

Un capitolo a parte meritano gli pneumatici: marchiati Harley-Davidson sono prodotti da Dunlop.

Bello grasso l’anteriore, una strizzatina d’occhio ai bobber, corposo il posteriore, contribuiscono alla stabilità sia in autostrada, sia nel misto. In città forse l’anteriore così largo toglie qualche punto alla maneggevolezza, ma ce ne faremo una ragione.
Capacità di carico
Il punto forte delle grosse H-D è sempre stata la possibilità di caricare bagagli e passeggero e partire per lunghe distanze. Con la Heritage è certamente così. Le due borse non sono particolarmente capienti, ma sopra le valigie laterali si possono caricare altre due morbide e la moto è dotata di serie di sissy bar unito al portapacchi, peraltro facilmente smontabile, visto che viene assicurato al telaio tramite un aggancio a molla. Certo che in due si perde molto della maneggevolezza di cui parlavo.

Siete certi che alla fidanzata o moglie non piaccia una Sportster?

Impianto luci

Merita davvero citare il nuovo impianto a led: potente e di grande profondità il proiettore, viene coadiuvato dai due fari laterali, anch’essi a led, che creano una barra di luce che permette di illuminare anche i due lati della strada, offrendo così un maggior coefficiente di sicurezza al motociclista.

Accessori e tecnologia

Oltre al già citato cruise control è da notare che si vede finalmente un trasferimento di tecnologia e di “autonica” neologismo da me creato sulla falsariga dell “avionica”, cioè l’elettronica applicata agli aerei. In pratica, e finalmente, anche gli ingegneri di Milwaukee hanno capito che una moto deve essere affidabile come un’automobile, anzi possibilmente ancora di più, visto che tutte le sue componenti sono alla mercè degli elementi, del proprietario incauto e dei vandalismi.

Pertanto oltre al necessario Abs, che su una moto così pesante è davvero necessario, troviamo nel tradizionale cruscotto posizionato sul serbatoio tutte le spie che ormai non possono più mancare su un’auto, e figuriamoci su una moto di questa classe. La spia dell’Abs, per prima, quella dell’insufficiente pressione olio, luci, indicatori più un’altra quantità, parimenti utili. L’iniezione elettronica ha reso questi motori trattabili, di sicuro avvio, a caldo e a freddo, l’Obd (On Board Computer) le ha rese estremamente sicure, raccogliendo tutte le informazioni necessarie alla guida e al perfetto funzionamento della moto.

Un tasto posizionato sul comando sinistro permette di far comparire a rotazione alla base del contachilometri le informazioni relative all’autonomia, all’ora, ai giri del motore, il totalizzatore, il parziale e altro ancora.

Abbigliamento

Per questa prova ho voluto avere del materiale approvato dalla casa. Il bel casco Arai, in tinta con la moto, molto confortevole e non particolarmente pesante, un paio di guanti estivi e un bel giubbotto in cuoio dotato di feritoie per l’aria e con la possibilità di trasformarsi in un fedele alleato per l’inverno, tramite un’imbottitura apposita, fornito di protezioni omologate, in materiale plastico.

– casco: 98284-16EM – tg M – Helmet 3/4, Freeway, Olive/White

– guanti: 98362-17EM – tg L – Bar & Shield logo, leather/mesh

– giacca: 98127-17EM – tg L – Enthusiast leather jacket

Condotta di guida

Non azzardatevi a cavalcare una di queste moto senza indossare dei pantaloni lunghi, con i bermuda, a gambe nude, il risultato è veramente caliente…

Un sentito ringraziamento a Bob Lonardi, responsabile stampa H-D Italia e a Stefano Guzzetti di Harley-Davidson Legnano che gestisce il parco moto destinate ai giornalisti.
Le nostre prove si fermano per alcune settimane, riprenderanno a settembre.

*www.americanautoitalia.blogspot.com

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