Da sinistra, l’ad di Fca, Sergio Marchionne, con il presidente John Elkann

Fca torna al centro del risiko sull’auto

Estate caldissima sul fronte Fca dopo che sono tornati alla ribalta possibili interessi da parte dei colossi cinesi nei confronti del gruppo italo-americano. A queste indiscrezioni si aggiunge la lettera d’intenti tra Fca, Bmw Group, Intel e Mobileye per lo sviluppo congiunto di una piattaforma tecnologica relativa alla guida autonoma. Ecco una serie di punti di vista da parte del mercato sull’ipotesi Fca-Cina.

Punti di vista

Gli analisti delle Case di investimento sono cauti nell’assegnare reali chances di realizzazione all’operazione Fca-Cina, ma non nascondo la convinzione che il gruppo guidato da Sergio Marchionne abbia diverse caratteristiche che lo rendono molto interessante sia per costruttori emergenti asiatici, che diventerebbero così globali e aggredirebbero il mercato Usa, sia per i big dell’auto: le sirene cinesi quindi potrebbero aprire nuovi scenari di riassetto per Fca che non riguarderebbero per forza i gruppi asiatici.
Gli analisti di Deutsche Bank sottolineano che la notizia mette in evidenza il fatto che la posizione di Fca sul mercato nordamericano e i suoi brand possano rappresentare un valore strategico per i costruttori d’auto cinesi. Gli investitori strategici, cinesi e non, possono guardare a Fca da diverse prospettive, secondo gli stessi analisti: «Una posizione molto forte nel secondo mercato più grande del mondo», con una quota di mercato del 12,5% negli Usa; «posizioni particolarmente forti nei segmenti più profittevoli in questo mercato» americano come i grandi pick-up e Suv/crossovers; «un potenziale significativo per Jeep nel mercato globale in crescita di Suv/Crossover». Anche per Equita Sim, Cina o non Cina un riassetto di Fiat Chrysler resta un tema sul tavolo nel breve termine: «A prescindere dalla concretezza di potenziali offerte, la notizia riaccende l’appeal speculativo (magari accelerando le decisioni di altri potenzialmente interessati; Volkswagen?) che comunque riteniamo improbabile possa concretizzarsi prima che finisca l’indagine Epa sui motori diesel in Usa». La stessa Casa di investimento, però, non nasconde i possibili ostacoli all’operazione cinese: «Non escludiamo che Trump possa rappresentare un ostacolo politico; i sindacati italiani hanno già espresso la loro preoccupazione, ma riteniamo che il loro peso sia inferiore al passato». Per Akros, l’interesse cinese sembra quasi in continuità con gli sforzi fatti nel recente passato da Marchionne per aprire la strada di una maggiore globalizzazione di Fca in primis con General Motors e per questo sono innanzitutto i fattori industriali e strategici a dover essere analizzati. Il principale vantaggio per un gruppo cinese sarebbe «nel campo della tecnologia e delle footprint» nei mercati sviluppati oltre a quello del salto dimensionale. Altro elemento di appeal è il posizionamento di Fca nei Suv con Jeep che potrebbe ottenere una forte spinta sul mercato asiatico attraverso la produzione in Cina e l’export da lì verso gli altri mercati.
E Roberto Russo (Assiteca Sim): «Il messaggio da cogliere da questo tentativo di scalata di matrice cinese è uno: Fca oggi è il gruppo automobilistico più attraente al mondo sotto il profilo della qualità del business, della diversificazione geografica e, cosa altrettanto importante, per il forte sconto tra prezzo di mercato e corrispondente valore intrinseco. Lo sviluppo del piano industriale e l’enorme potenziale, in termini di valore estraibile da eventuali spin-off dei marchi di fascia alta, rappresentano la garanzia per un futuro importante apprezzamento del titolo Fca, di cui confermo il target price, a due anni, non inferiore a 18 euro per azione».

 

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