Fca-Renault, quando finisce un amore 

 
L’indiziato numero uno del fallimento delle nozze tra Fca e Renault è l’Eliseo, con il suo sciovinismo e la difficoltà a digerire che l’azienda automobilistica partecipata potesse finisse in qualche modo fuori controllo, con Exor azionista di riferimento e John Elkann alla presidenza del nuovo gruppo. Sicuramente meglio acquisire la tedesca Opel e condividere il futuro con la cinese Dongfeng, come ha fatto Groupe Psa, che ha pure lo Stato come socio forte.

Un fatto è certo: avendo addebitato lo stop alla trattativa alle interferenze politiche, il presidente di Fca ed Exor, Elkann, vede ora chiudersi del tutto le porte dell’ “amata” Francia, visto che lo Stato è presente anche in Groupe Psa. Per il presidente Elkann, reduce da un filotto di operazioni importanti con la sua Exor, quella che si è consumata rappresenta la prima vera “musata”. Le nozze con Renault sembravano cosa fatta, nonostante il “distacco” di Nissan, impegnata a studiare, approfittando della fusione, come ribaltare in suo favore i pesi con l’Alleata Renault. Tutti apparentemente d’accordo e toni, nei giorni scorsi, trionfalistici: nasce il terzo polo dell’auto e, più avanti, il numero uno al mondo grazie all’auspicata adesione di Nissan e Mitsubishi.

I sogni sono invece sfumati in una notte e subito è partito lo scarico delle responsabilità: Fca dà la colpa al governo di Parigi, alle condizioni politiche necessarie per proseguire la discussione e alla richiesta di nuovo tempo; l’Eliseo, a sua volta, punta il dito contro Nissan, ma non riceve, al contrario del Lingotto  e degli stessi giapponesi, i ringraziamenti ufficiali della pur dispiaciuta Renault.

A questo punto, potrebbe mettersi male per il presidente della Casa francese, Jean-Dominique Senard, in predicato di diventare l’ad del nuovo gruppo: per lui la “musata” è doppia. Da una parte si è pure sbilanciato, insieme al collega Elkann, affinché l’accordo venisse concluso rapidamente, dall’altra ha dimostrato di non avere parola in capitolo nei confronti del governo, in particolare dell’attivissimo ministro Bruno Le Maire, subendo tutta l’arroganza e il bastone di comando in mano all’Eliseo. Parigi, in pratica, si è comportata come se detenesse il 51% di Renault, invece del 15%, avvalorando le parole di Enrico Cuccia, storico ex presidente di Mediobanca: “Le azioni vanno pesate e non contate”.

Il divorzio a nozze non ancora celebrate tra Fca e Renault, va forse in parte addebitato anche all’eccessiva fretta impressa dal Lingotto ai negoziati, senza aver prima chiesto il fattivo sostegno della diplomazia, utile per preparare il terreno. I francesi, si sa, sono un osso duro, e dell’Italia amano soprattutto lo shopping a favore loro. Che Elkann, malgrado la vicinanza sua e della famiglia (leggasi il nonno Gianni Agnelli e anche lo zio Umberto) con Parigi, abbia sottovalutato la potenza di fuoco del governo d’Oltralpe?

Singolare, comunque, è che l’altra sera, a cda di Renault in corso, tra le 22 e 06 e le 23 e 46, un’ora prima che il “Wall Street Journal” anticipasse il clamoroso passo indietro di Fca, l’agenzia “Reuters”, riferendosi a fonti vicine alla discussione, mandasse in rete una serie di lanci che parlavano di un accordo di massima raggiunto tra Torino e Parigi, spiazzando di fatto i giornali con la chiusura anticipata. Maliziosamente, o forse no, e siamo al “giallo”, c’è già chi parla di depistaggio da parte del governo francese, allo scopo di riversare in seguito ai bastoni tra le ruote messi da Nissan, le colpe del fallimento  di un negoziato prossimo alla definizione. Per la cronaca già si parlava di comunicato sul via libera di Renault alle nozze e della successiva conferenza stampa da tenersi nella Capitale francese. 

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