Fca-Renault, era il Lingotto in una posizione di forza

di Roberto Russo*

I vertici di Fca hanno deciso di ritirare l’offerta di fusione con Renault dopo avere appreso la notizia che il cda del gruppo francese ha deliberato di rinviare la decisione a un futuro consiglio, in particolare dopo il voto contrario dei due consiglieri (su 19 in totale) di matrice Nissan.

Va ricordato che Fca aveva proposto al gruppo francese una fusione alla pari, partendo però da due situazioni decisamente diverse in termini di ricavi (Fca 111 miliardi di euro, Renault 57,5 miliardi) e di capitalizzazione di Borsa (Fca 18,5 miliardi di euro, Renault 15 miliardi); va però sottolineato che Renault detiene una partecipazione del 43,4% in Nissan, colosso giapponese da 90 miliardi (di euro) di fatturato, per cui sommando ai ricavi di Renault il 43,4% del fatturato di Nissan, la differenza in termini di giro d’affari con il gruppo Fca si ridurrebbe da 53 miliardi di euro a circa 15 miliardi.

Evitando di addentrarci troppo nel tecnico, da queste differenze di fatturato (e da altri fattori) è emersa la richiesta di Fca di staccare un dividendo straordinario a favore dei propri azionisti, pari a circa 3 miliardi di euro, prima dell’eventuale operazione di fusione per equilibrare il futuro rapporto paritetico di concambio tra le due società.

La reazione dei mercati in seguito all’annuncio della proposta di fusione dello scorso 27 maggio è stata favorevole a Renault, nel senso che la performance borsistica del gruppo francese da quel giorno è stata superiore di circa 10 punti percentuali rispetto a quella di Fca. I motivi di tale andamento sono probabilmente giustificati dalla maggior solidità finanziaria del gruppo italo americano e da multipli in termini di fatturato, margine operativo e utile decisamente più “economici” rispetto a Renault, per cui gli operatori professionali hanno percepito che, nell’immediato, gli azionisti di Renault avrebbero maggiormente beneficiato dall’operazione straordinaria.

Destano quindi meraviglia le reazioni a caldo di parte della stampa circa il possibile crollo del titolo Fca in seguito al ritiro della proposta di fusione da parte dei vertici del Lingotto, così come deve sorprendere (e irritare non poco) l’atteggiamento protettivo del governo francese (lo Stato è il primo azionista di Renault con il 15,01%) a difesa degli interessi industriali del proprio Paese, nonché l’ostilità del partner giapponese (secondo azionista con il 15%) verso un’operazione che avrebbe dato luogo alla nascita del primo gruppo automobilistico al mondo con oltre 15 milioni di auto vendute su base annua, con indiscutibili vantaggi sul fronte industriale e finanziario per le tre società coinvolte nella fusione.

Complimenti quindi ai vertici di Fca che, forti di una posizione privilegiata in termini di solidità patrimoniale e reddituale oltre che di multipli di borsa tra i migliori in assoluto tra i top player, hanno ritirato la proposta di fusione e adesso si apprestano serenamente a esplorare nuove potenziali alleanze per coronare il sogno di Sergio Marchionne, che 14 anni fa dichiarò che nel mercato dei produttori automobilistici ci sarebbe stato spazio solo per pochi giganti in grado di sfruttare le economie di scala per effettuare grossi investimenti nella ricerca e nelle nuove tecnologie.

Non è quindi un caso che in Borsa, contrariamente a quanto previsto da molti, sia crollato il titolo Renault e non il titolo Fca nel primo giorno post ritiro della proposta di fusione.

*Amministratore delegato di Assiteca SIM

 

3 Comments

  1. braga says:

    ecco perchè macron ha mandato tutto a put…..eppure oggi il Corriere da sempre filo francese in modo ignobile da una ricostruzione fantasiosa appunto filo francese,,una cosa vergognosa

  2. braga says:

    eppure oggi il corriere da sempre ignobile sposa le tesi francesi

  3. agosvac says:

    Articolo esauriente e preciso: non sarà FCA a perderci bensì Renault.

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