Europee, l’autotrasporto chiede impegni precisi

di Paolo Uggé*

“Quale Europa vogliamo, per quale Europa lavoriamo”. È questo il titolo del documento politico che Confcommercio ha elaborato in vista delle elezioni europee e che il presidente Carlo Sangalli si è fatto carico di presentare agli esponenti delle diverse forze politiche attraverso una serie di incontri. Un documento di analisi e di prospettiva che raccogliendo le esigenze degli operatori rappresentati fornisce indicazioni su quello che Confcommercio Imprese per l’Italia (la maggiore realtà della rappresentanza del mondo dei servizi, del trasporto e della logistica) si attende da chi rappresenterà in Europa nella prossima legislatura il nostro Paese e, allo stesso tempo, una richiesta, alle forze politiche e ai singoli candidati, di assumere impegni precisi a sostegno delle imprese rappresentate.

Conftrasporto, che si riconosce pienamente in tutte le parti del documento, ritiene importante rivolgersi, attraverso la rubrica “Ruote d’Italia”, alle imprese di trasporto e logistica evidenziando i contenuti del capitolo “strategia integrata per l’accessibilità” che affronta i grandi temi legati all’attività dei servizi di logistica e dei trasporti e che è parte integrante del documento confederale.

Parlando di accessibilità emerge immediatamente, con grande evidenza, il tema dei collegamenti che possono essere realizzati solo attraverso un sistema infrastrutturale. La libera circolazione di persone e merci è senza ombra di dubbio uno dei sistemi fondanti e indissolubilmente determinante per la competitività di tutto il sistema Paese. Se i prodotti realizzati o trasformati dalle imprese produttive non sono supportati da un sistema che consente collegamenti rapidi e sicuri, le imprese della logistica e dei trasporti ne soffrono certamente insieme al settore manifatturiero destinato, se le merci non raggiungono i mercati nel tempo voluto dai destinatari, a perdere gli ordinativi. E il ricorso a forme di delocalizzazione, fino a sospendere in certi casi addirittura l’attività in Italia con ripercussioni sui livelli occupazionali e sull’intera economia, diviene l’unica scelta.

In questo contesto, assume un particolare rilievo la permeabilità dei valichi alpiniattraverso i quali transita la metà delle esportazioni dell’Italia e oltre il 70 per cento dei flussi import/export dell’Italia con gli altri Paesi dell’Unione Europea. Il più importante esempio di quanto potrà (o non potrà…) accadere, con conseguenze positive (o estremamente negative) sul sistema Italia è rappresentato dalla “Via della Seta”, presentato come un grande successo del governo nazionale, ma ancora tutto da verificare. Senza un Paese dotato di un sistema portuale adeguato e integrato con un sistema logistico che possa contare su un’accessibilità e funzionalità dei collegamenti retroportuali, autentica chiave di volta, si consentirà solo all’economia cinese di penetrare sul mercato europeo senza determinare operazioni a valore aggiunto che una simile iniziativa di portata mondiale potrebbe invece “portare” al Belpaese (o a quel che ne resta…). Il tutto con ben chiara la condizione, imprescindibile, che il controllo del nostro sistema infrastrutturale rimanga ben saldo nelle mani italiane.

Non di secondario aspetto è poi il grande tema della sostenibilità dei trasporti, con la tutela ambientale che non può essere trasformata in uno strumento che penalizza l’economia di casa nostra. Competere con chi consente ampie forme di sfruttamento dei lavoratori o produce energia in gran parte attraverso l’estrazione del carbone e poi si erge a paladino dei valori ambientali non è accettabile. Le regole ambientali e sociali devono divenire centrali della politica italiana in Europa e portate avanti come si prevede nel pacchetto della Road Alliance e mobilità sostenibile. Da qui l’importanza che le forze politiche e i prossimi europarlamentari si sentano pronti ad assumere atteggiamenti più determinati.

Indispensabili saranno, dunque, regole sociali omogenee, ma anche una politica d’infrastrutture integrate da determinarsi con la rapida integrazione delle reti TEN-T; rilanciando euro bonus-Mare bonus (politiche che furono avviate e realizzate in quanto considerate delle positive novità dalla Commissione europea tra il 2003 e 2005 proprio dal Governo italiano) e ponendo infine la condizione che si debba evitare, in caso di allargamento del mercato nell’area euro, che i nuovi Paesi possano godere di interventi comunitari che vengano utilizzati per alterare le regole del mercato interno.

È per fare tutto questo che Conftrasporto ha deciso di rivolgersi a tutte le forze politiche e ai candidati chiedendo loro di assumere impegni formali, sottoscrivendo per i trasporti i contenuti del punto relativo alla strategia integrata. Ed è sempre con questi obiettivi che la federazione si mobiliterà con i propri associati per sostenere tutte quelle realtà che condivideranno tale linea. In particolare sulla Tav, con una grande iniziativa pubblica a Torino il prossimo 18 maggio, per riportare alla dimensione reale quell’opera che non è un collegamento tra due città (Torino e Lione) bensì un anello del corridoio europeo mediterraneo.

*Vicepresidente di Conftrasporto e Confcommercio

 

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