Entro il 2030 il car sharing controllerà il 90% del mercato dell’auto

di Mark Hawtin*

Alcune delle attuali opportunità sulle quali continuiamo a concentrarci nello spazio tech stanno vivendo una crescita dirompente, aree quali l’adozione del cloud, il Software as a Service (SaaS) e il social networking. Riteniamo che siano strutturalmente più allettanti dei tradizionali settori deep tech, come i semiconduttori e l’hardware, che tendono a risultare più ciclici.

Numerose aziende stanno sovvertendo diversi settori e siamo particolarmente interessati a come questa disgregazione vada a creare una polarizzazione tra i vincitori e i perdenti. Nel giro di cinque anni nell’infrastruttura cloud, per esempio, aziende come Amazon e Microsoft si sono affermate in maniera decisa rispetto ai provider più tradizionali di infrastrutture IT, come Dell, Juniper o IBM. Abbiamo osservato tendenze simili nell’advertising, in cui Google e Facebook sono risultati vincenti e gli operatori pubblicitari più tradizionali sono impalliditi al confronto. Per quanto, normalmente, si faccia strada uno scenario del genere “il vincitore del network piglia tutto”, in molti settori è possibile imbattersi in perdenti non solo tra gli incumbent, ma anche alcune delle Internet company più piccole e con minore capacità.

Uno dei temi su cui ci concentreremo è il Transport as a Service (TaaS). Abbiamo visto le società di passenger e car sharing, come Uber e Lyft, assumere quote di mercato, anche se non sembra che l’ultima sarà redditizia nell’immediato futuro. È possibile essere dirompenti e anche guadagnare. Anche se non ci sono ancora società TaaS purissime sul mercato, alcune di quelle che servono il settore, come Infineon in Germania e Monolithic Power negli Stati Uniti, crediamo avranno buone prestazioni. Le Case automobilistiche, nel frattempo, si riveleranno dei perdenti naturali a nostro avviso. Ciò continua a dimostrare che la disgregazione causa importanti cambiamenti nelle quote di mercato che si riflettono poi nella performance dei prezzi delle azioni.

La ricerca è stata condotta da una prospettiva macro sulla probabile entità di questa opportunità nel TaaS. Secondo alcune stime, entro il 2030 il mercato potrebbe essere penetrato fino al 90% dal TaaS; la maggior parte di noi utilizzerà probabilmente infrastrutture di trasporto della sharing economy piuttosto che avere un veicolo di proprietà. Non solo ci sarà uno scollamento dalla prassi dell’auto di proprietà, che è estremamente antieconomica, ma si farà un utilizzo molto migliore dei veicoli con un incremento del numero di miglia-passeggero effettivamente guidate da 4mila miliardi nel 2015 a 6mila miliardi nel 2020. Il costo di realizzare queste miglia diminuirà significativamente perché le auto saranno utilizzate con maggiore intensità. Ciò dovrebbe determinare un calo delle dimensioni nella flotta di veicoli USA da 247 milioni di automobili nel 2020 a 44 milioni nel 2030, con una riduzione dell’80%.

L’adozione della tecnologia sta prendendo piede a un ritmo più rapido che mai, e crediamo che tutte le aree del TaaS insieme potrebbero rappresentare un’opportunità del calibro di 8mila miliardi di dollari. Ciò equivale a circa il 10% del Pil globale complessivo. Potrebbe dunque trattarsi del più grande cambiamento dirompente che abbiamo visto fino a oggi, maggiore persino dei social network o degli smartphone.

Tra le tematiche attuali su cui investiamo, percepiamo numerose ulteriori opportunità nell’adozione dell’infrastruttura cloud e del Software as a Service (SaaS), oltre alla perturbazione del retail e della pubblicità. Il retail è particolarmente accattivante; non è più sufficiente essere meramente un retailer online. Cinque anni fa attiravano un ingente premio in quanto marchi retail online in rapida crescita. Ora, l’online è solo un’altra strada verso il mercato – è essenziale avere una presenza omni-canale, motivo per cui abbiamo visto un’azienda come Amazon acquistare Wholefoods. La combinazione di tutti i vari canali sul mercato fa una grande differenza e riteniamo che non vi sia alcun motivo di pagare un premio significativo per un rivenditore online puro, ecco perché aziende come Asos, che non hanno una strategia omni-canale, hanno faticato di recente.

*Investment director settore azionario tecnologico di GAM Investments

 

1 Comments

  1. maximilien1791 says:

    Domanda al guru .
    Ma se devo andare nella mia casa in campagna che cosa utilizzo ?
    Il car sharing ?

    Certa gente non vive nella realtà ma in una bolla virtuale chiamata web.

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