Comunicare, come? (Seconda puntata)

IL TELEFONO

Il telefono squilla invano: uno, due, cinque squilli che si perdono nel nulla. Smette e subito inizia a squillare quello del vicino di lavoro. Poi quello di un altro collega, ma senza migliore fortuna. “Possibile che non capiscano che non ci siamo?” . Inconfondibile il campanello di una mail in arrivo e il capo, che ha davanti a sē tutto il suo staff , dopo aver dato uno sguardo al computer dice “ ah era quel rompipalle di……”.
Scene di vita di molti uffici stampa, mi viene da pensare. Certo lo stress del lavoro è tantissimo e ogni tanto un momento per ragionare è necessario. Ma perché aver paura di farsi dotare di una segreteria telefonica?  Il non farlo trova giustificazione solo nel fatto che non si ha nessuna voglia di richiamare una buona parte di interlocutori che pure avrebbero diritto di essere ascoltati.
Poi il peggio viene quando il sistema di posta elettronica ti avvisa che il messaggio da te inviato alcuni mesi prima al sig. XY della società ZZ è  stato cancellato automaticamente e non è stato letto. Come era la storia che “comunicare vorrebbe dire creare una opinione favorevole intorno a..….bla, bla, bla?” Tutti sono pronti a dire che la definizione è giustissima ma…. “non si può mica avere a che fare proprio con tutti!” Certo, è vero e anche giusto, bisogna darsi delle priorità, però si deve tenere conto del fatto che le priorità si chiamano così perché ci sono delle secondarietà  e delle terzietà che meritano tutto il rispetto.

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