2020, parte la rivoluzione dei Saloni dell’auto

di Piero Evangelisti

Nel calendario dei Saloni internazionali dell’auto 2019 mancano ancora all’appello l’Iaa di Francoforte, in settembre, dove si noteranno assenze illustri, e il Tokyo Motor Show, evento sempre più focalizzato sui mercati dell’Estremo Oriente. Niente di nuovo, quindi, in un settore in crisi profonda. La voglia di rinnovare, già dal prossimo anno, comunque non manca, lo confermano i recenti comunicati diffusi dagli organizzatori dei Saloni di Ginevra (dal 5 al 15 marzo) e di Parigi (dall’1 all’11 ottobre) che annunciano ricchi programmi destinati ai visitatori e ai media per convincere le Case costruttrici, e, in generale, tutti i potenziali espositori, che si tratta di eventi da non mancare.
La formula vincente, per «fare Salone», l’ha trovata Andrea Levy che, in maggio, ha organizzato con successo la quinta edizione del Salone di Torino, una rassegna all’aperto, diffusa, come si dice oggi, perché capace di coinvolgere un’intera città, e, soprattutto, gratuita. È un format esportabile? In parte sì, ne sono convinti a Detroit, dove gli organizzatori hanno spostato da gennaio a giugno (dal 13 al 20) il Naias 2020, abbandonando il gelo e la neve del Michigan che, per decenni, non hanno però mai tenuto lontani espositori, media e visitatori. Conservando la struttura classica del Salone nella grande hall del Cobo Center, lo show si espanderà all’esterno sulla Jefferson Avenue, pedonalizzata, dove, senza pagare biaglietti, si potrà godere di musica (siamo a Motown), attrazioni, stand gastronomici, giochi per bambini e prove delle vetture a pochi metri dalla riva del fiume e all’ombra del Renaissance Center, l’headquarter di General Motors.
L’idea di «kermesse» dei motori è antica, l’ebbe Alfredo Cazzola negli Anni ’70 e da quella nacque il Motor Show di Bologna, divenuto successivamente Salone internazionale dell’auto, guardato con distacco dalle rassegne blasonate, per poi essere travolto dal declino dei Saloni, ma lasciando in eredità la formula che metteva al centro i test di guida dei nuovi modelli.
Il testimone è stato raccolto da Ginevra (oggi Geneva International Motor Show, più semplicemente Gims, segno di una maggiore apertura degli elvetici al nuovo che avanza) e da Parigi che promettono per il 2020 un’intensa attività di prove di modelli che interpretano l’evoluzione verso una mobilità sostenibile, le emissioni zero e la guida autonoma. Questi due temi non sono abbastanza conosciuti e intorno a essi i Saloni dell’auto possono costruire il loro futuro. A Ginevra, dove si dichiarano soddisfatti delle adesioni per il 2020 già raccolte, si punterà su «Gims-Discovery», dedicata ai test di veicoli elettrici, e «Gyms-Tech», dedicata all’innovazione, che dovrebbero far diventare la rassegna ginevrina «la Piattaforma europea dell’automobile».

Al Mondial di Parigi si affideranno a «Movin’On», l’evento creato da Michelin sulla mobilità sostenibile che si è svolto quest’anno a Montreal e approderà l’anno prossimo al Salone parigino. Ambizioso è il progetto di coinvolgere la città di Parigi attraverso un gemellaggio con la contemporanea «Fashion Week», abbinando l’auto e l’alta moda che, fatta eccezione per il design, hanno ben poco in comune.

 

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