Media, l’automotive è una cosa seria

Scrivere, parlare, “bloggare” o trasmettere servizi sul settore automotive è una cosa seria. Purtroppo, però, capita sempre più spesso di intercettare incredibili strafalcioni, errori di concetto oppure dovuti alla mancanza di conoscenza su come sono realmente andate le cose (la storia della vicenda). Insomma, non ci si improvvisa esperti di automotive dall’oggi al domani. Il settore in questione, infatti, è molto complesso e soprattutto trasversale, interessando l’economia, la finanza, la politica industriale, l’occupazione, la storia, lo sport, il costume, la moda, l’ambiente, il fisco, la sicurezza, i trasporti, le infrastrutture, la mobilità, l’innovazione, le telecomunicazioni e altro ancora. Non basta, dunque, ritenersi “esperti” in cilindri e pistoni; o pensare di essere guidatori provetti, tali da esprimere giudizi (solitamente molti scontati, piuttosto banali e raramente critici) su questo o quel modello, rielaborando i passaggi più significativi della nota stampa. Scrivere di automotive, si diceva, è una cosa seria. Bisogna essere immersi nel problema. E chi lo è, deve far capire a chi gli sta sopra nella redazione in cui lavora o collabora che un servizio sul tema automotive deve essere sempre affidato a chi ne capisce e sa perfettamente quello che scrive. Invece, per varie ragioni, accade di sovente il contrario. Si riprende magari un’agenzia, pure sbagliata perché magari redatta da chi solitamente si occupa di tutt’altro, pensando che quanto è scritto sia oro colato, e così si lanciano messaggi errati e fuorvianti. Per l’amor di Dio, a tutti capita di sbagliare. Ma fa specie quando certi errori derivano proprio dalla più elementare mancanza di conoscenza del tema e delle sue implicazioni, dalla superficialità e dal non volontà di verificare una notizia, oppure di chiedere un consiglio a chi potrebbe fornire i necessari chiarimenti. L’andazzo, purtroppo, è questo. Ed è triste.

Pierluigi Bonora

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